Guerra in Medio Oriente, raid israeliano a Sana’a uccide il premier Houthi
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Redazione Esteri
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Un comunicato ufficiale emesso dalla presidenza del gruppo Houthi, che controlla gran parte dello Yemen con l’appoggio dell’Iran, ha confermato la morte del primo ministro Ahmed al-Rahawi e di numerosi altri ministri del suo esecutivo. L’annuncio, che non lascia spazio a interpretazioni, attribuisce le uccisioni a un attacco aereo condotto dall’esercito israeliano lo scorso giovedì nella capitale Sana’a. Tra le vittime di alto profilo, il capo di stato maggiore Muhammad Abdel-Karim al-Ghammari è attualmente dato per disperso sotto le macerie degli edifici colpiti; fonti militari israeliane, però, stimano che anche lui sia stato eliminato nel corso dell’operazione.
Parallelamente all’offensiva in territorio yemenita, le forze di Tel Aviv hanno intensificato le operazioni militari nella Striscia di Gaza, concentrandosi in particolare su Gaza City. Secondo quanto riportato da agenzie di stampa regionali, tra cui Wafa e Al Jazeera, i bombardamenti hanno causato la morte di diverse persone e il ferimento di decine di altre, inclusi donne e bambini. L’ordine di evacuazione – già di per sé controverso – è stato esteso a quasi un milione di palestinesi, ai quali è stato ingiunto di spostarsi verso le aree meridionali del territorio.
La strategia militare israeliana, definita dal premier Netanyahu come una "guerra larga", sembra dunque volersi ampliare su più fronti, colpendo non solo Hamas ma anche gruppi alleati come gli Houthi. Lo stesso Netanyahu, del resto, ha paragonato senza mezzi termini la Turchia – sebbene non direttamente coinvolta in questi eventi – all’organizzazione palestinese, segnalando una possibile estensione del conflitto anche a livello diplomatico. L’obiettivo dichiarato rimane quello di riportare a casa tutti gli ostaggi, ma le operazioni appaiono sempre più articolate e geograficamente disperse.




