Targhe polacche, il business da 60mila veicoli: risparmi fino al 70% e risarcimenti record
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Redazione Interno
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Una targa bianca con la banda blu e la sigla PL, parcheggiata sotto casa a Napoli o in provincia. Un'auto che in Polonia non ha mai messo ruota, eppure per il fisco italiano è come se non esistesse: niente bollo auto, un'assicurazione RC a prezzo stracciato, multe che si perdono nel nulla. È il fenomeno delle targhe polacche, che secondo un'inchiesta del Financial Times coinvolgerebbe circa 60.000 automobilisti italiani.
La storia racconta molto più di un escamotage per pagare meno tasse: dice cosa succede quando una differenza di costi tra due Paesi europei diventa abbastanza ampia da alimentare un mercato di intermediazione, società proprietarie, assicurazioni transfrontaliere e immatricolazioni che, in alcuni casi, esistono più nei documenti che nella realtà.
Il meccanismo dell'esterovestizione
Il funzionamento è semplice. Il proprietario italiano trasferisce il veicolo a una società con sede in Polonia, il mezzo viene cancellato dal Pra per l'esportazione e reimmatricolato all'estero; a quel punto torna nella disponibilità dell'ex proprietario attraverso un contratto di noleggio, leasing o altra forma di utilizzo. La promessa di chi vende il servizio è allettante: un risparmio fino al 70% su bollo e assicurazione. Non stupisce che il fenomeno abbia attecchito soprattutto nell'area di Napoli, dove i premi RC auto sono tra i più alti d'Italia.
In gergo si chiama esterovestizione dei veicoli, e il Codice della Strada la vieta già da anni: con l'articolo 93 bis, chi risiede in Italia da più di sessanta giorni non può circolare stabilmente con un mezzo immatricolato all'estero, salvo specifiche eccezioni. Dal marzo 2022, inoltre, i mezzi esteri concessi per più di trenta giorni, anche non consecutivi nell'anno, a persone residenti in Italia devono essere registrati al Reve, il Registro dei veicoli esteri gestito dall'Aci.
Il conto degli incidenti
Ma è seguendo i soldi dei risarcimenti che il fenomeno cambia dimensione. Nel 2024 il Pbuk ha registrato in Italia circa 8.000 incidenti e collisioni provocati da veicoli con targa polacca; in 514 casi il mezzo non aveva una Rc valida. Nel 2025 gli incidenti sono diventati più di 11.000 e quelli causati da mezzi privi di copertura assicurativa circa 1.300. Nello stesso periodo gli indennizzi sostenuti dal sistema polacco per questi ultimi sinistri sono saliti da 6,9 a 18,4 milioni di zloty. In un anno, quasi triplicati.
E la corsa non si sarebbe fermata: secondo i dati aggiornati comunicati dal Pbuk al Financial Times, nei soli primi otto mesi del 2026 le richieste di risarcimento legate a incidenti in Italia con auto polacche senza copertura hanno raggiunto quota 35 milioni di zloty, nell'ordine degli 8 milioni di euro, contro i 18 milioni di zloty dell'intero 2025 e i meno di 7 milioni di zloty del 2024. Da altri Paesi europei, spiega il Pbuk, i casi restano stabili. Dall'Italia, invece, schizzano verso l'alto.
Il paradosso delle vittime
Il paradosso è che molti automobilisti, convinti di aver fatto un affare, sono a loro volta vittime di una truffa. Le agenzie che diventano proprietarie formali del mezzo a volte non attivano mai la polizza promessa, oppure la lasciano scadere dopo il primo pagamento. Chi guida può non sapere di essere senza assicurazione, e scoprirlo solo nel momento peggiore: dopo un incidente, con danni da risarcire di tasca propria. C'è poi il capitolo delle multe.
Le sanzioni per eccesso di velocità o divieto di sosta finiscono all'indirizzo della società polacca, che spesso è una scatola vuota senza alcuna attività reale: la contravvenzione evapora. E c'è un rischio ancora meno raccontato: dopo la reimmatricolazione il veicolo risulta intestato alla società estera, mentre chi lo usa ogni giorno resta, sulla carta, solo un locatario. Se l'agenzia fallisce o smette di rispondere, l'ex proprietario può trovarsi senza alcun documento che attesti il suo diritto sul mezzo, anche se è stato lui a comprarlo e a usarlo per anni.
Le verifiche delle forze dell'ordine
La Guardia di Finanza conosce bene il sistema. Due anni fa ha intercettato un plico partito dalla Polonia e diretto a un centro spedizioni di Casoria, destinato al titolare di un'agenzia di pratiche auto di Napoli: conteneva 21 targhe polacche, 14 carte di circolazione e sei contratti di compravendita. Le indagini accertarono che i veicoli erano stati cancellati dal Pra e poi sottoposti a una immatricolazione simulata in Polonia pur non avendo mai lasciato l'Italia.
A marzo è toccato alla polizia di Varsavia, che ha arrestato sette persone accusate di aver prodotto documenti di immatricolazione falsi. Sul fronte italiano, polizia e Guardia di Finanza a Napoli e provincia hanno intensificato i controlli sui veicoli con targhe estere, verificando in particolare se il contratto di noleggio dichiarato esista davvero e se il mezzo sia stato iscritto al Reve.
Il 13 agosto il ministero dell'Interno ha emanato una circolare che consente alle forze dell'ordine di accedere ai portali delle autorità polacche per verificare in tempo reale carte di circolazione, coperture RC e patenti.
La stretta in preparazione
I ministeri dell'Interno e dei Trasporti puntano a chiudere definitivamente la partita. Dopo l'obbligo di iscrizione al Reve, per le auto immatricolate all'estero ma utilizzate stabilmente in Italia scatterà anche quello di stipulare una polizza Rc auto con una compagnia italiana o comunque autorizzata a operare nel Paese. La svolta arriva dopo il primo intervento normativo, entrato in vigore il 25 maggio, che ha introdotto l'obbligo di versare l'Ipt al momento dell'iscrizione al registro.
Il testo-base del nuovo Codice della Strada prevede che, una volta iscritto il veicolo al registro, l'obbligo assicurativo possa essere assolto solo tramite un contratto con una compagnia italiana. Il documento è stato inviato dal ministero alle associazioni di settore e, dopo il loro vaglio con scadenza al 13 settembre, sarà presentato al Governo entro il 14 ottobre.
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