Il centrosinistra e la candidatura di Silvia Salis: un’apertura che scotta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La quiete apparente del Nazareno è stata rotta, a metà mattinata, da un’intervista che viaggiava via cavo da New York. Elly Schlein non aveva messo in conto quella mossa, né tantomeno il tempismo: Silvia Salis, sindaca di Genova, ha scelto Bloomberg – uno dei palcoscenici più influenti per l’establishment finanziario globale – per rivelare un’ambizione che fino a ieri sussurrava solo nei salotti buoni della politica. «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione», ha dichiarato l’ex martellista, ammettendo candidamente che quell’attenzione nazionale la lusinga. Una frase, questa, che nel lessico politico italiano equivale a lanciare il sasso e nascondere la mano, solo che stavolta il sasso è grosso e il bersaglio è posizionato proprio al centro della coalizione progressista.

A Palazzo Tursi, dove Salis siede da meno di un anno, l’eco delle sue parole ha subito richiesto una ritirata strategica. La prima cittadina ha precisato di non voler venire meno al mandato ricevuto dai genovesi, specificando che la sua priorità resta la città per l’intero quinquennio. Tuttavia, la precisazione è arrivata solo dopo che il danno mediatico era ormai fatto. Il riferimento alla “richiesta unitaria” – condizione che Salis pone come discrimine per un eventuale salto di qualità – è un’arma a doppio taglio: da un lato la presenta come una leader responsabile e non carrierista, dall’altro mette in scena una sorta di ricatto implicito nei confronti di Elly Schlein e Giuseppe Conte. La sindaca non vuole passare dal giudizio delle urne primarie, che ha più volte definito “divisive” e tecnicamente sbagliate, perché costringerebbero il campo a combattersi al proprio interno prima ancora di sfidare la destra.

L’abbraccio (ingombrante) di Renzi e il siluro a Conte

Mentre al Nazareno si cercava di incassare il colpo in silenzio, seguendo un ordine di scuderia che imponeva di non alimentare la polemica, Matteo Renzi ha deciso di scoprire tutte le sue carte. L’ex presidente del Consiglio, da leader di Italia Viva, non ha perso l’occasione per “apparecchiare la tavola” per la sindaca. «Se vince Conte? Pronto a sostenerlo», ha dichiarato Renzi in una sorta di gioco delle parti che lascia poco spazio all’immaginazione. Ma è l’invito diretto a Salis a fare davvero rumore: l’ex rottamatore l’ha spinta a candidarsi senza paura, assicurandole che, anche in caso di sconfitta, potrebbe costruirle intorno una lista riformista capace di superare la soglia del 10%.

Questo sostegno, però, è un abbraccio che brucia. Per Schlein, la mossa di Renzi è una maledizione peggiore di una concorrenza leale: legittimando Salis, l’ex premier mira a erodere lo spazio moderato del Partito Democratico, costringendo la segretaria a una corsa su due fronti. Deve temere non solo l’eventuale ascesa della sindaca di Genova, ma anche la competitività di Giuseppe Conte. E proprio su Conte, Renzi gioca un altro azzardo: offrendogli il proprio sostegno in caso di vittoria alle primarie, cerca di normalizzare un’alleanza che fino a ieri sembrava impossibile, con l’obiettivo dichiarato di fermare l’ascesa di Ignazio La Russa al Quirinale. Una strategia che, se da un lato dimostra la lungimiranza del leader di Italia Viva, dall’altro espone Salis al sospetto di essere un semplice “cavallo di Troia” delle correnti più centriste.

Il profilo della “papessa” tra tasse e salotti

Chi è, dunque, la candidata che un pezzo della sinistra – da Dario Franceschini allo stesso Renzi – spera di lanciare nella sfida del 2027? Il ritratto che emerge è quello di una “anti-Meloni” costruita su misura. Laurea online in Scienze politiche, moglie del regista Fausto Brizzi, amica di Paolo Bisio: Salis frequenta con disinvoltura i salotti radical chic, ma la sua agenda politica, almeno a livello locale, si è tradotta in provvedimenti di segno classista. A Genova, la giunta Salis ha infatti aumentato l’Imu sugli alloggi a canone concordato, portando l’aliquota dallo 0,78 all’1,06 per cento, e ha confermato la tassa sui passeggeri in transito. La Tari genovese, inoltre, risulta essere la più alta d’Italia. Un record di cui, probabilmente, la candidatura nazionale farebbe volentieri a meno.

L’operazione di immagine, tuttavia, procede su un binario parallelo. L’intervista a Bloomberg non è stata casuale: la testata statunitense ha dedicato a Salis un lungo profilo, incoronandola come “l’unica vera anti-Meloni” e notando le somiglianze superficiali (madre, cristiana, sposata) che la rendono immediatamente riconoscibile al grande pubblico. La sindaca gioca proprio su queste analogie per smontare l’originale, dichiarandosi progressista ma convinta che sviluppo economico e giustizia sociale possano coesistere. Un messaggio vago, volutamente poco polarizzante, che le permette di raccogliere consensi senza esporsi più di tanto. Nel frattempo, la sua strategia è chiara: aspetta una chiamata che forse non arriverà mai, ma intanto si è seduta al tavolo dei grandi.

L’effetto boomerang delle primarie e il rischio dell’attendismo

Il nodo politico che paralizza il centrosinistra rimane quello metodologico. Salis ripete come un mantra che la selezione del candidato premier non debba avvenire attraverso la conta dei gazebo, perché offrirebbe alla destra munizioni per dividere il fronte. Tuttavia, questa posizione la isola. Né Schlein né Conte, forti dei rispettivi bacini elettorali, sono disposti a farsi da parte per un’investitura dall’alto; anzi, entrambi spingono per accelerare il processo di scelta proprio per mettere in difficoltà la sindaca, che al momento gode del vantaggio di non doversi ancora confrontare con la dura realtà dei numeri.

Le dichiarazioni di Renzi, in questo senso, servono a mantenere alta la tensione. Se da un lato l’ex premier si dice pronto a sostenere Conte per fermare La Russa, dall’altro continua a tenere in caldo il progetto di una “Casa riformista” che faccia da stampella a Salis. È una partita a scacchi in cui la sindaca di Genova rappresenta l’incognita perfetta: abbastanza nuova da non avere scheletri nell’armadio, ma abbastanza ambiziosa da rischiare di bruciarsi in pochi mesi. La sua storia politica è appena iniziata, ma il tempo, in politica, è un lusso che nessuno può più permettersi.

Meta Description: Silvia Salis apre alla candidatura contro Meloni in un’intervista a Bloomberg. L’analisi delle reazioni di Renzi, Schlein e Conte e il profilo della sindaca di Genova.

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