India, arrestato il leader degli “scarafaggi” Dipke prima della protesta a Nuova Delhi
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Redazione Esteri
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Le forze di sicurezza indiane hanno arrestato Abhijeet Dipke, fondatore del Cockroach Janta Party (CJP), il movimento giovanile di protesta noto come “Partito degli scarafaggi”, mentre si apprestava a raggiungere il luogo di una manifestazione convocata proprio per venerdì a Nuova Delhi. Il fermo è scattato davanti alle telecamere, fuori da un’abitazione nella zona centrale della capitale, quando il leader è stato bloccato da agenti in borghese e caricato su un’auto della polizia dopo una breve discussione.
La detenzione preventiva e la richiesta di dimissioni
Secondo quanto riferito dall’ufficiale di polizia Sachin Sharma, Dipke è stato posto in “detenzione preventiva”. Il movimento aveva indetto la protesta per chiedere le dimissioni del presidente della Commissione elettorale nazionale, Gyanesh Kumar, al centro di una controversia che dura da mesi sulla revisione straordinaria delle liste elettorali. La manifestazione doveva tenersi nel cuore commerciale di Connaught Place, ma le autorità hanno sigillato il Central Park e dispiegato migliaia di agenti e reparti paramilitari per impedire l’assembramento.
Non è il primo arresto per il giovane leader. Meno di una settimana prima era già stato fermato all’aeroporto insieme ad altri due esponenti di spicco del partito, Saurav Das e Ashutosh Ranka, per poi essere rilasciato il giorno successivo. Das e Ranka, tuttavia, sono stati successivamente tradotti in carcere per cinque giorni dopo essere tornati a protestare davanti al Jantar Mantar, lo storico spazio per le manifestazioni che la polizia aveva recentemente dichiarato off-limits.
La nuova detenzione di Dipke lascia dunque il vertice del movimento nuovamente in custodia, con il CJP che ha denunciato di aver perso i contatti con il proprio fondatore e di non avere accesso ai legali.
La genesi del movimento e la battaglia sulle liste elettorali
Il Cockroach Janta Party era nato nella primavera del 2026 come una campagna ironica sui social network, dopo che il presidente della Corte Suprema indiana aveva paragonato alcuni giovani disoccupati a degli “scarafaggi”. Dipke aveva scelto di rovesciare l’insulto, trasformandolo in un simbolo di resilienza e in un grido di battaglia per una generazione esclusa dal mercato del lavoro.
Nel giro di pochi mesi il gruppo è diventato una delle realtà di contestazione più efficaci contro il governo del primo ministro Narendra Modi, arrivando a ottenere a luglio le dimissioni del ministro dell’Istruzione dopo una serie di proteste legate a presunte irregolarità negli esami di ammissione all’università.
L’attenzione del movimento si è poi spostata sulla revisione delle liste elettorali condotta dalla Commissione guidata da Kumar. Secondo i critici, il processo di revisione ha portato alla cancellazione di oltre 130 milioni di nomi dai registri, colpendo in modo sproporzionato le minoranze religiose, i migranti e le fasce più povere della popolazione, con il sospetto di voler favorire il partito di governo.
La Commissione elettorale respinge le accuse e sostiene che l’operazione serva soltanto a eliminare i nominativi dei defunti, i duplicati e gli elettori non più aventi diritto.
Il dispositivo di sicurezza e le misure contro i manifestanti
Per contenere la protesta di venerdì, le autorità hanno bloccato le vie d’accesso al centro della capitale, sospeso il servizio di diverse stazioni della metropolitana e limitato la connettività mobile in alcune aree. Il CJP aveva diffuso istruzioni ai simpatizzanti affinché si presentassero in piccoli gruppi, sventolassero il tricolore indiano e si disperdessero pacificamente, per dimostrare che esibire la bandiera nazionale non costituisce un reato.
Il governo e il Bharatiya Janata Party hanno respinto le critiche, accusando i manifestanti di cercare una “rivoluzione antinazionale” e di fomentare l’anarchia. La settimana precedente la polizia aveva già effettuato arresti di massa in occasione di analoghe manifestazioni, con migliaia di fermi e la chiusura temporanea di internet nella zona centrale di Nuova Delhi. Il movimento ha fatto sapere che la repressione non fermerà le proteste: “Possono detenere tre persone, ma come fermeranno trenta domani?”, ha dichiarato la portavoce Mehr Pasricha.
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