Gli Ambrogini d’oro dividono e uniscono, in una Milano che premia e interroga
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Redazione Interno
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Il teatro Dal Verme, gremito per la tradizionale cerimonia in onore del santo patrono, ha ospitato la consegna degli Ambrogini d’oro, il più alto riconoscimento civico della città, a persone e istituzioni che, con il loro impegno, ne hanno arricchito la vita sociale e culturale. La platea, che ha tributato una commossa standing ovation al poliziotto Christian Di Martino, ferito gravemente in servizio lo scorso maggio, ha vissuto però anche momenti di tensione, seppur contenuti, quando è stato chiamato a ritirare il premio il Nucleo radiomobile dei carabinieri di Milano. Le contestazioni, sebbene limitate a una parte del pubblico, hanno infatti fatto riferimento alla morte di Ramy Elgaml, per la quale alcuni militari di quel reparto sono indagati. Una frattura, quella tra il gesto istituzionale e il fatto di cronaca nera ancora sotto inchiesta, che il sindaco Beppe Sala ha cercato di sanare con parole nette, sottolineando come il riconoscimento sia destinato all’Arma nel suo complesso, per «il grande lavoro a favore dei cittadini», mentre il caso giudiziario, sul quale ha espresso solidarietà alla «famiglia esemplare» del giovane, riguarda specifici procedimenti in corso.
Le luci della ribalta sui premiati
Accanto ai corpi dello Stato, la kermesse ha voluto quest’anno accendere i riflettori sul mondo dell’informazione, premiando due direttori di testate nazionali: Fabio Tamburini de Il Sole 24 Ore, Radiocor e Radio24, ed Enrico Mentana di La7. Un passaggio che ha trovato un convinto sostenitore in Alberto Barachini, senatore e sottosegretario alla presidenza del consiglio, il quale, intervenuto alla manifestazione, ha definito «fondamentale» questo riconoscimento al ruolo della stampa. Una scelta, quella del Comune, che sembra voler ribadire il valore di un servizio pubblico, quello giornalistico, considerato essenziale per la tenuta democratica, in un periodo storico non facile per il settore.
L’Ambrogino alla bellezza e alla memoria collettiva
Tra gli onorati, un posto d’onore è spettato al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, che nel celebrare i suoi primi cinquant’anni di attività ha ricevuto l’unica Medaglia d’Oro del 2025. Il premio ne ha sottolineato l’operato costante nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico nazionale, definito un «vero dono» alla collettività. Un riconoscimento che, andando oltre i confini municipali, parla alla nazione intera e corona un impegno pluridecennale nella cura di beni che, altrimenti, rischierebbero l’oblio o il degrado, sottraendo pezzi importanti di storia e identità al godimento di tutti.
Una cerimonia dagli accenti contrastanti
La giornata, nel suo complesso, ha dunque restituito l’immagine di una città complessa, capace di esprimere grande partecipazione emotiva per le storie di sacrificio individuale, come quella dell’agente Di Martino, e di sostenere con forza le istituzioni culturali e di informazione. Dall’altra parte, però, non ha potuto ignorare le ombre proiettate dalle inchieste della magistratura, che hanno creato un cortocircuito tra il merito collettivo e le responsabilità individuali ancora da accertare in sede giudiziaria. Un dualismo che ha reso la cerimonia più di un mero elenco di premiati, trasformandola in uno specchio fedele delle pulsioni e delle contraddizioni di una metropoli, dove il bisogno di riconoscere il bene comune si scontra, a volte, con la difficile ricerca della verità su fatti drammatici che la riguardano da vicino.




