Ambrogini d'oro, la cerimonia tra riconoscimenti e un gesto di protesta
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Redazione Interno
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La tradizionale consegna delle civiche benemerenze al Teatro Dal Verme di Milano, presieduta dal sindaco Beppe Sala e dalla presidente del Consiglio comunale Irene Buscemi, ha conferito i riconoscimenti a quarantadue personalità e realtà distintesi per il loro operato a favore della città, in una mattinata segnata da lunghi applausi e momenti di forte partecipazione emotiva. Tra i premiati, ai quali sono state tributate standing ovation, spicca la figura dell'agente di Polizia Christian Di Martino, sopravvissuto a gravissime lesioni dopo essere stato accoltellato nel maggio del 2024 alla stazione Lambrate mentre era in servizio; dopo un complesso intervento chirurgico e un determinato percorso di recupero, l'uomo è tornato in servizio, incarnando, come ricordato nelle motivazioni ufficiali, un mirabile esempio di coraggio. Un altro riconoscimento è andato alla cantante Jo Squillo, premiata per il suo decennale impegno attraverso la Onlus Wall of Dolls nella lotta contro la violenza sulle donne e per un cambio culturale che l'artista stessa ha definito "urgentissimo", sottolineando come il suo ruolo comporti il dovere di un impegno civile.
La maglietta con la scritta "Ramy vive" sul palco
Accanto ai momenti di celebrazione, la cerimonia non è tuttavia trascorsa senza attirare l'attenzione su alcune tensioni latenti, che hanno trovato una manifestazione silenziosa ma inequivocabile nell'atto compiuto da Tommaso Gorini, capogruppo di Europa Verde in Consiglio comunale. Questi, infatti, salendo sul palco, ha scelto di indossare una maglietta che riportava il volto di Ramy Elgaml, il diciannovenne morto nel corso di un inseguimento da parte del Nucleo radiomobile dei Carabinieri nel 2024, accompagnato dalla scritta "Ramy vive". Il gesto, compiuto nel contesto ufficiale della premiazione, ha introdotto una nota di forte polemica, seppur non esplicitamente vocalizzata durante l'evento, riferendosi implicitamente al caso giudiziario ancora aperto che vede coinvolti i militari dell'Arma.
Il premio ai carabinieri del Radiomobile e i malumori
Proprio la consegna della civica benemerenza al Nucleo radiomobile dei Carabinieri, infatti, aveva già generato qualche malumore in alcune parti dell'aula di Palazzo Marino, un dissenso che la scelta simbolica di Gorini ha portato con sé sul palcoscenico del Dal Verme. L'assegnazione del prestigioso riconoscimento alla specialità dell'Arma, celebrata per il suo operato quotidiano a protezione della sicurezza cittadina, si è così trovata a coesistere, nella stessa cornice, con un richiamo diretto a uno degli episodi più dolorosi e controversi degli ultimi mesi, sul quale le indagini della magistratura procedono per accertare le dinamiche e le eventuali responsabilità.
Cerimonia senza contestazioni plateali ma non priva di simboli
Sebbene la cerimonia si sia svolta senza contestazioni plateali o interruzioni eclatanti, restando formalmente incentrata sull'esaltazione dei valori civici e del sacrificio personale, l'episodio legato alla maglietta dimostra come certi nodi della cronaca e della giustizia continuino a permeare il dibattito pubblico, trovando espressione anche in gesti carichi di significato politico e sociale. La compresenza, nella stessa mattinata, del riconoscimento a un agente ferito in servizio e della protesta silenziosa per la morte di un giovane durante un intervento delle forze dell'ordine, delinea un quadro complesso, in cui la città onora i suoi eroi ma non dimentica, attraverso alcuni suoi rappresentanti, le ferite e le domande che restano aperte, affidando a un simbolo tessuto la memoria di una vita spezzata e la richiesta di verità.




