San Giorgino d’oro 2026, al Cilea la cerimonia tra riconoscimenti e polemiche elettorali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Teatro Comunale Francesco Cilea si è presentato gremito nella mattinata del 22 aprile per la cerimonia di conferimento del San Giorgino d’oro 2026, la più alta onorificenza cittadina che, come da tradizione, dà il via ai festeggiamenti in onore del Santo Patrono. Quest’edizione, come sottolineato dal sindaco facente funzioni Domenico Battaglia, si è caratterizzata per un “maggiore respiro” rispetto alle ultime, ampliando il numero dei premiati per abbracciare un ventaglio più variegato di eccellenze spaziando tra istituzioni, sanità, cultura, sport e impegno sociale. A guidare l’elenco è Gabriele Fava, presidente dell’INPS, al quale è stato riconosciuto “l’eccezionale impegno profuso nel guidare il principale pilastro del welfare nazionale verso una dimensione di modernità, efficienza e prossimità”, un percorso che ha visto l’Istituto impegnato nella digitalizzazione senza mai perdere di vista la centralità della persona e la tutela dei diritti dei cittadini.

Un welfare più vicino e il legame con il territorio

Il riconoscimento a Fava, che arriva da una città con cui mantiene un legame profondo (le sue radici familiari affondano proprio in questa terra), non è stato letto come un mero tributo personale ma quasi come il sigillo di un nuovo corso del servizio pubblico. Nelle motivazioni ufficiali si sottolinea come, sotto la sua guida, l’INPS abbia saputo coniugare il rigore tecnico a una spiccata sensibilità sociale, cercando di rafforzare quel patto di fiducia tra Stato e cittadini che appare essenziale per la crescita del Mezzogiorno. La cerimonia, tuttavia, non si è limitata a celebrare il presidente dell’Istituto di previdenza; il palco del Cilea ha visto alternarsi figure di spicco come il dottor Massimo Martino, direttore del Centro trapianti di midollo osseo del Gom, premiato per aver reso l’ematologia reggina un’eccellenza nazionale, e l’attore Marcello Fonte, capace di dare voce agli ultimi attraverso la sua arte. Non sono mancati i riconoscimenti alla memoria, come quello dedicato all’ingegner Gino Zani, protagonista della ricostruzione post-terremoto del 1908 grazie all’applicazione pionieristica del cemento armato nelle strutture antisismiche.

La polemica politica: “Un antipasto di campagna elettorale”

Se da un lato la kermesse ha rappresentato un momento di orgoglio per le eccellenze locali, dall’altro non è mancata la nota stonata, alimentata dal clima rovente che precede le prossime elezioni comunali. L’opposizione, e in particolare il candidato sindaco civico Saverio Pazzano (movimento La Strada), ha sollevato un polverone definendo l’edizione 2026 un vero e proprio “antipasto di campagna elettorale”. La critica, piuttosto aspra, si è concentrata sul metodo di assegnazione e sulla presunta disinvoltura con cui l’amministrazione, per bocca dello stesso sindaco facente funzioni (e candidato per il centrosinistra) Domenico Battaglia, ha deciso di allargare le maglie della selezione dopo anni in cui si era “lesinato”. Tra i nomi finiti nel mirino c’è quello di Nino Spirlì, ex governatore facente funzioni della Regione, la cui presenza tra i premiati ha scatenato l’ira di una parte politica che ne contesta la regginità e la ratio del conferimento, innescando una replica durissima da parte dell’interessato che ha ribaltato l’accusa definendo “falliti” i suoi critici.

Un parterre variegato tra società, sport e impegno civile

A prescindere dalle polemiche, che pure hanno offuscato parzialmente la mattinata, l’elenco dei premiati restituisce l’immagine di una città che cerca di guardare avanti valorizzando il proprio tessuto sociale. Accanto ai nomi noti delle istituzioni, il San Giorgino d’oro ha premiato la storica attività dell’Antica Casa Labate (simbolo commerciale dal 1889) e figure dell’associazionismo come Paolo Ferrara, impegnato nella valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità. Un capitolo a parte merita il mondo dello sport, rappresentato da allenatori e dirigenti che hanno trasformato la disciplina in uno strumento educativo, e quello della solidarietà, con l’inserimento di associazioni come Plastic Free. Una carrellata eterogenea che, se da un lato ha acceso i riflettori su chi opera quotidianamente per la collettività, dall’altro ha fornito il destro a chi vede in queste celebrazioni “extra large” una semplice operazione di consenso in tempo di voto.

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