Milano, gli Ambrogini e le storie che dividono: tra riconoscimenti, contestazioni e memorie
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Redazione Interno
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Nel solenne teatro Dal Verme, dove si è celebrata la tradizionale cerimonia di consegna degli Ambrogini d’oro, il sindaco Giuseppe Sala ha articolato, con tono grave, una riflessione che va ben oltre il perimetro dei riconoscimenti civici. Viviamo un’epoca difficile e molto incerta, ha affermato, giorni in cui sembra prevalere a tutti i livelli un senso di rassegnazione e di disimpegno che porta, suo malgrado, a un vero distacco dalla realtà e dai suoi problemi. In politica, un segno evidente di questa crisi profonda è l’astensionismo al voto, tendenza apparsa inarrestabile e che mina nel profondo, secondo le sue parole, il significato stesso della rappresentatività degli organi elettivi.
Le luci della ribalta e le ombre del dissenso
Sul palco, tra i premiati, hanno sfilato volti noti e istituzioni. La medaglia d’oro è andata a Enrico Mentana, direttore del Tg La7, celebrato per i suoi quarantacinque anni di carriera nel giornalismo, settore in cui muove i primi passi correggendo bozze alla Gazzetta dello Sport. Ricevono attestati di benemerenza anche la cantante e presentatrice Jo Squillo e il Fondo Ambiente Italiano, quest’ultimo premiato per il costante, pluridecennale impegno nella valorizzazione del patrimonio paesaggistico nazionale. Un altro riconoscimento, però, ha catalizzato attenzioni di natura ben diversa: l’Ambrogino d’oro conferito al Nucleo Operativo Radiomobile dei Carabinieri di Milano, su candidatura della Lega.
Un’opera per la memoria e una contestazione silenziosa
Proprio quell’onorificenza, assegnata in solidarietà ai militari finiti sotto inchiesta, è al centro di una contestazione che ha trovato voce, alla vigilia della cerimonia, attraverso il gesto dell’attivista e artista Cristina Donati Meyer. Quest’ultima ha affisso un’opera in ricordo di Ramy Elgami, il giovane che perse la vita durante un inseguimento da parte di alcuni militari appartenenti a quello stesso nucleo. L’installazione, collocata nelle vie di Milano, si pone come un monito silenzioso e potentemente critico verso la decisione di indorare un reparto i cui componenti sono coinvolti in un procedimento giudiziario, un caso di cronaca nera che ha scosso la città e le cui indagini sono ancora in corso.
Il peso simbolico di un riconoscimento controverso
Il gesto artistico, che non ha cercato la collisione diretta con l’evento ufficiale ma ne ha anticipato il clima, costringe a una riflessione sul valore e sulle contraddizioni dei simboli pubblici in un momento sociale teso. Mentre dalla platea ufficiale si elogiava l’operato delle forze dell’ordine, un’altra parte della città ricordava una vita spezzata e chiedeva, implicitamente, giustizia e verità, prima che onori. La cerimonia degli Ambrogini, quindi, ha finito per riflettere, suo malgrado, le divisioni e le tensioni di una comunità, mostrando come un premio alla benemerenza possa trasformarsi in un campo di battaglia per narrazioni opposte e memorie inconciliabili, in un periodo storico dove, come notato dal sindaco, il disimpegno sembra essere la tentazione principale ma dove, al contempo, il dissenso trova comunque strade espressive forti e visibili.




