Ambrogino d'oro, a Milano la consegna accende la polemica sul caso Ramy
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Redazione Interno
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Il Teatro Dal Verme, palcoscenico tradizionale della cerimonia degli Ambrogini d’oro, ha ospitato ieri la consueta consegna delle benemerenze civiche del Comune di Milano, una giornata che, al di là delle ovazioni di rito, si è rivelata tutt’altro che pacificata. L’evento, infatti, è stato scosso da una polemica che rimanda direttamente alla tragica scomparsa di Ramy, il diciannovenne morto poco più di un anno fa in un incidente in motorino durante un inseguimento, un caso le cui indagini, com’è noto, coinvolgono alcuni militari dell’Arma. La decisione di conferire l’onorificenza proprio a un nucleo di carabinieri, per quanto distintosi in servizio, ha riacceso un dibattito mai sopito, trasformando quella che doveva essere una celebrazione unanime in un momento di forte tensione e di riflessione sulle ferite aperte nella città.
L’ovazione per l’agente eroe e il riconoscimento all’Arma
Tra i momenti più applauditi della cerimonia, come prevedibile, c’è stato quello della premiazione di Christian Di Martino, l’agente di Polizia ferito in servizio alla stazione di Lambrate mentre neutralizzava un aggressore; una standing ovation ha salutato il suo coraggio, finalmente riconosciuto con la Medaglia d’Oro dopo una candidatura già avanzata l’anno scorso. Accanto a questo gesto di gratitudine senza ombre, si è però collocata l’assegnazione dell’Ambrogino a un reparto dei carabinieri, decisa su proposta della Lega e di Fratelli d’Italia e recepita dal primo cittadino Beppe Sala, il quale, ritirandosi poi dalle dichiarazioni di certa politica, ha sottolineato come non si debbano “fare classifiche con buoni e cattivi”. Una distinzione che, se da un lato intende preservare il valore istituzionale del premio, dall’altro non ha placato le critiche di chi vede in quella scelta una mancanza di sensibilità verso una vicenda giudiziaria ancora in corso.
Il manifesto sul caso Ramy e la città divisa
A pochi metri dal teatro, quasi a voler commentare silenziosamente l’evento ufficiale, un’opera apparsa su un’edicola ha catalizzato l’attenzione di molti. Il manifesto, che ritrae Ramy Elgaml con un sorriso e un cartello con la scritta “Chiediamo pane e cultura e ci date polizia”, ha riportato con crudezza il dibattito nella sfera pubblica, ricordando a tutti che, mentre si consegnano medaglie, una famiglia e un quartiere attendono ancora risposte sulle dinamiche che portarono alla morte del ragazzo. Quell’immagine, comparsa in modo così provocatorio in prossimità della celebrazione, ha agito da potente contraltare visivo, evidenziando come due narrative sulla sicurezza e sull’azione delle forze dell’ordine continuino a coesistere e a scontrarsi nella Milano di oggi.
Le indagini in corso e il peso simbolico del riconoscimento
La controversia, pertanto, non attinge a mere opinioni ma affonda le radici in procedimenti giudiziari concreti, visto che i militari del nucleo premiato sono attualmente coinvolti nelle inchieste sulla morte del giovane del Corvetto. Questo aspetto, ineludibile, conferisce alla polemica un peso specifico notevole, sollevando interrogativi etici sulla opportunità di celebrare pubblicamente un i cui alcuni membri sono sottoposti a scrutinio della magistratura per un fatto di così grave impatto sociale. La cerimonia degli Ambrogini, quindi, al di là delle intenzioni, ha finito per mettere in luce le difficoltà di una città nel conciliare il dovere di riconoscere il merito e l’eroismo quotidiano con l’altrettanto doverosa attesa della giustizia, soprattutto quando a chiederla sono i parenti di un diciannovenne la cui vita si è spezzata in circostanze ancora da chiarire completamente.




