Trump lancia l'ultimatum a Maduro: "Dimettiti e lascia il paese"
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato, senza sbilanciarsi nei dettagli ma con un messaggio inequivocabile, le voci circolate nelle ultime ore su una conversazione diretta con il presidente del Venezuela Nicolas Maduro. "Non è andata né bene né male", ha dichiarato Trump, minimizzando il tono dello scambio che, secondo quanto riportato da testate come il New York Times e il Wall Street Journal, avrebbe invece avuto i connotati di una richiesta perentoria. L'obiettivo, stando a quelle indiscrezioni, sarebbe stato convincere Maduro a cedere il potere, ottenendo in cambio un salvacondotto per sé e per la sua famiglia. Pur avvolta in una voluta opacità diplomatica, la telefonata ha rappresentato il preludio a una escalation che Trump, da parte sua, ha cercato subito di delimitare, escludendo pubblicamente un'invasione imminente del paese sudamericano.
Il vertice alla Casa Bianca e la chiusura dello spazio aereo
Poche ore dopo quella chiamata, la Casa Bianca ha intensificato la pressione convocando un vertice di alto livello sull'emergenza Venezuela. All'incontro, fissato nello Studio Ovale, parteciperanno alcune delle figure più influenti dell'amministrazione, tra cui il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio e i vertici militari. Una riunione preparatoria, questa, che arriva a stretto giro di posta dopo una mossa concreta: la decisione di Washington di chiudere lo spazio aereo sopra e intorno al Venezuela, un'area che comprende anche una porzione del Mar dei Caraibi. Una misura, quest'ultima, che non fa che alimentare il clima di massima allerta, delineando un perimetro di azione sempre più definito.
La reazione di Caracas tra indagini e appelli internazionali
Dal canto suo, il governo di Caracas non è rimasto con le mani in mano, rispondendo su un doppio binario, giudiziario e diplomatico. La Procura generale venezuelana e l'Assemblea nazionale hanno infatti annunciato l'apertura di indagini sui recenti bombardamenti statunitensi, definiti mirati a presunte imbarcazioni dedite al narcotraffico. Parallelamente, è partito un appello formale all'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, perché intervenga per "fermare questa aggressione" che, nelle parole delle autorità venezuelane, si starebbe preparando "con sempre maggiore forza". Un tentativo, quello di Maduro, di internazionalizzare la crisi e cercare alleati in un forum cruciale per l'economia del suo paese.
L'offerta-segreta e la posta in gioco
La trattativa, per come è trapelata, sembra dunque ruotare attorno a un'offerta precisa, sebbene non ufficialmente confermata dalle parti in causa. Secondo quanto ricostruito dal Miami Herald, durante la telefonata Trump avrebbe garantito a Maduro un passaggio sicuro per abbandonare il Venezuela insieme alla moglie, al figlio e a un ristretto gruppo di fedelissimi. La contropartita richiesta è netta e senza possibilità di fraintendimenti: l'abbandono immediato dell'incarico. Una proposta che, rifiutata, lascerebbe sul tavolo opzioni molto più drastiche, come lasciato intendere dalle parole stesse del presidente americano, il quale, pur negando un'azione militare nell'immediato, ha implicitamente confermato che tutte le possibilità sono in discussione nel vertice alla Casa Bianca.




