Monica Bellucci: «Sui femminicidi siamo all’età della pietra. La fine con Tim Burton? Ognuno riprende il suo cammino»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Monica Bellucci torna a parlare a cuore aperto, e lo fa in occasione dell’uscita del film "Ketticè" di Giovanni Tortorici, in cui è tra le protagoniste e per il quale ha appena vinto il Pardo per la miglior interpretazione al 79° Festival di Locarno. Nell’intervista rilasciata a Repubblica, l’attrice non si sottrae a un’analisi lucida e severa della società contemporanea, in particolare sulla piaga dei femminicidi, partendo dalla sua personale esperienza di donna e di madre.

«Quando rivedo Malèna, Irréversible o La passione di Cristo, penso di avere interpretato donne la cui femminilità ha conosciuto la violenza. Una cosa che nella mia vita, per fortuna, non ho vissuto», ha dichiarato Bellucci, tracciando un netto confine tra la finzione cinematografica e la sua realtà. Tuttavia, è proprio la distanza tra il suo vissuto e quello di tante altre donne a renderla, a suo modo, una testimone privilegiata di un male che non accenna a regredire.

L’urgenza dell’educazione civica e dell’empatia

Di fronte ai numeri e alle cronache che raccontano un’Italia ancora ferita dalla violenza di genere, l’attrice umbra lancia una proposta che è al contempo un monito e un appello alla responsabilità collettiva. «Forse servirebbe più educazione civica. Accanto a matematica e storia bisognerebbe insegnare l’empatia, in famiglia e a scuola. Dove non c’è empatia c’è un mondo che fa paura», ha spiegato Bellucci, individuando nelle aule e tra i banchi di scuola uno dei terreni più fertili per un cambio di paradigma culturale.

«L’evoluzione tecnologica avanza a passi incredibili, mentre umanamente siamo ancora all’età della pietra. È questo divario, insieme alla mancanza di educazione sociale, a permettere che certe cose accadano». Una riflessione che, partendo dal divario tra progresso scientifico e arretratezza umana, individua nella mancanza di una solida base educativa la radice di una deriva che continua a mietere vittime. La sua voce si leva quindi non solo come quella di un’artista, ma come quella di una madre che guarda con apprensione al mondo in cui crescono le sue figlie.

Ieri e oggi: da Irréversible alla responsabilità di essere madre

Proprio la maternità, del resto, ha cambiato in modo significativo il suo approccio al lavoro e alla scelta dei ruoli. Un esempio lampante è rappresentato da "Irréversible", il film di Gaspar Noé che ha segnato la sua carriera con una scena di violenza tanto cruda quanto discussa. Oggi, l’attrice ammette con onestà che un progetto simile non lo rifarebbe. «Quando hai figli ti poni molti problemi e anche la scelta dei personaggi cambia. Un film come Irréversible oggi sarebbe complicato, e non solo perché non ho più l’età per quel ruolo. Da giovani si possiede una libertà diversa.

Continuo a fare film forti, ma ora sto un po’ più attenta». E se a essere chiamata a interpretare una parte così complessa fosse sua figlia Deva, che ormai ha quasi ventidue anni e ha intrapreso a sua volta la carriera di attrice? La risposta di Monica Bellucci è un concentrato di quella libertà e rispetto che lei stessa invoca per la società. «La lascerei libera. Ha quasi ventidue anni e fa le proprie scelte. Certo, parliamo e abbiamo un bello scambio, ma lei ha una personalità precisa, un suo modo di raccontarsi e di scegliere artisticamente. Poi segue la propria strada.

Ed è questo che mi piace».

La relazione con Tim Burton e il valore del tempo vissuto

Nell’intervista, l’attrice non poteva non toccare il tema della sua vita sentimentale, e in particolare la fine della relazione con il regista Tim Burton, durata circa tre anni e conclusasi nell’autunno del 2025. Con la consueta eleganza e una certa dose di filosofia di vita, Monica Bellucci ha commentato la separazione senza lasciare spazio a recriminazioni o a un facile sensazionalismo. «Nell’amicizia come in amore ci sono strade che si incontrano e restano unite per tantissimo tempo, magari per sempre. Altre fanno un tratto insieme e poi ciascuno riprende il proprio cammino.

È la vita», ha affermato l’attrice. Un’uscita di scena a cui fa da contraltare la consapevolezza di un’esperienza che, seppur conclusa, ha lasciato il segno in positivo. «L’importante è uscire arricchiti dal tempo trascorso insieme, perché attraverso le relazioni impariamo sempre qualcosa su noi stessi e sugli altri». Un modo, il suo, di ribadire che ogni storia, anche quelle finite, contribuisce a costruire il percorso di una persona e che il rispetto reciproco e l’affetto possono sopravvivere alla fine di una relazione sentimentale.

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