Meta investe miliardi in Manus, l'intelligenza artificiale di Singapore che agisce in autonomia
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Redazione Economia
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Mentre alcuni analisti avanzano dubbi sulla tenuta del settore, paventando una possibile fase di sovraeccitazione, Meta ha scelto di puntare con decisione sul futuro dell'intelligenza artificiale, siglando un'operazione da oltre due miliardi di dollari per l'acquisizione della startup asiatica Manus. L'azienda, fondata da imprenditori cinesi e con sede a Singapore, è da tempo osservata con interesse da parte degli addetti ai lavori per il suo approccio innovativo, che punta a creare sistemi in grado non solo di elaborare informazioni ma di compiere azioni concrete. Mark Zuckerberg, presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha così impresso una brusca accelerata alla sua strategia, mirando direttamente a quello che viene definito il "Santo Graal" del settore: lo sviluppo di un'agente capace di superare i limiti attuali dei modelli linguistici e di muoversi in maniera autonoma verso obiettivi complessi.
Le caratteristiche distintive dell'agente Manus
Ciò che distingue Manus dalle principali concorrenti statunitensi, come OpenAI e Anthropic, è proprio la sua architettura, progettata per eseguire attività specifiche e di alto livello in maniera indipendente. Un filmato dimostrativo, diffuso nella primavera di quest'anno, ha mostrato al pubblico le potenzialità della tecnologia, illustrando un agente virtuale intento a svolgere compiti eterogenei: dalla scrematura di curriculum per una selezione del personale alla pianificazione dettagliata di un viaggio, passando per l'analisi approfondita di un portafoglio finanziario. Queste dimostrazioni, che secondo gli sviluppatori evidenziavano già allora capacità superiori a strumenti concorrenti come Deep Research di OpenAI, hanno contribuito a creare l'aura di "nuova DeepSeek" attorno alla startup, indicandola come la prima società di AI agentico a livello mondiale in grado di prendere decisioni operative.
La strategia di acquisizione dei talenti di Meta
L'operazione su Manus rappresenta soltanto l'ultimo, e più costoso, tassello di una strategia aggressiva perseguita da Menlo Park per consolidare la propria supremazia nel campo dell'intelligenza artificiale. Meta, infatti, da tempo conduce una sottrazione sistematica di cervelli dalle aziende rivali, offrendo compensi fuori mercato persino a singoli ingegneri o ricercatori di alto profilo. Lo stesso amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, aveva in passato confermato l'esistenza di offerte, da parte di Meta, che potevano raggiungere la cifra stratosferica di 100 milioni di dollari, una tattica che rende difficile per chiunque resistere alla prospettiva di assegni di tale entità. L'arrivo in azienda di Ke Yang, proveniente da Apple, costituisce soltanto uno degli esempi più recenti di questa "caccia al talento" su scala globale, finalizzata a costruire un vantaggio competitivo difficilmente colmabile nel breve periodo.
Il futuro dell'AI agentico e gli sviluppi del settore
L'acquisizione di Manus, pertanto, non si configura come un semplice acquisto di tecnologia, bensì come l'inrazione di un intero paradigma di sviluppo. I cosiddetti "agenti generali" su cui punta la startup, capaci di un ragionamento contestuale e di un'azione pratica all'interno di ambienti digitali controllati, disegnano un orizzonte completamente nuovo per l'interazione uomo-macchina. Questo approccio, che supera la mera generazione di testi o immagini per abbracciare l'esecuzione autonoma di sequenze operative, promette di ridefinire ambiti applicativi che spaziano dall'organizzazione aziendale alla gestione della vita quotidiana, aprendo al contempo questioni profonde sull'integrazione di tali sistemi nella società.




