Tim torna in utile, il bilancio 2025 si chiude con 519 milioni di profitto
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Redazione Economia
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Dopo un quadriennio caratterizzato da passivi pesanti e da una rincorsa al riequilibrio dei conti che sembrava non doversi interrompere mai, il gruppo Tim ha finalmente invertito la rotta. Il consiglio di amministrazione, riunitosi nella giornata di ieri, ha approvato il bilancio relativo all’esercizio 2025, un documento che certifica il ritorno all’utile per la capogruppo: il risultato netto prima delle quote di competenza dei terzi si attesta a 519 milioni di euro. È un dato che stride volutamente con la perdita di 364 milioni registrata appena dodici mesi prima, un miglioramento che suona come una pietra miliare nel percorso di risanamento avviato dall’attuale amministratore delegato, Pietro Labriola, la cui strategia – incentrata sulla razionalizzazione dei costi e sulla focalizzazione sui segmenti più redditizi – sembra aver finalmente attecchito.
A sostenere questo risultato, va detto, hanno contribuito in maniera non trascurabile proventi di natura straordinaria. Parliamo di 157 milioni di euro legati a operazioni non ricorrenti, un cespite che ha indubbiamente oliato i meccanismi del bilancio, ma che non offusca il dato di fondo: il gruppo ha generato ricavi per 13,7 miliardi, in crescita del 2,7 per cento, e ha visto migliorare contestualmente la propria redditività operativa. L’Ebitda after lease, un indicatore seguito con attenzione dagli analisti per valutare la generazione di cassa, è salito a 3,7 miliardi, segnando un +6,5 per cento che racconta di una macchina produttiva tornata a funzionare con maggiore efficienza. Il debito netto, poi, quell’eredità pesante che ha condizionato ogni scelta aziendale per anni, scende a 6,9 miliardi, un livello che regala ossigeno e prospettive diverse.
Tim spa ancora in rosso ma dimezza le perdite, decisivo l’apporto del Brasile
Se il consolidato di gruppo brilla, lo stesso non si può dire per la situazione della società operativa italiana, Tim spa, che chiude l’esercizio comunque in rosso ma con un passivo di 155 milioni. Siamo lontanissimi dal buco di 1,2 miliardi fatto segnare nel 2024, un miglioramento che testimonia come il grosso del risanamento stia passando anche dalla gestione corrente del mercato domestico. È chiaro, però, che a trainare il gruppo verso l’alto sono state le performance delle attività estere, in particolare della controllata sudamericana. Tim Brasil, infatti, ha contribuito con un utile di competenza delle minoranze pari a 222 milioni, una cifra che ha permesso di assorbire le ultime sacche di negatività italiane e di proiettare il gruppo intero in territorio positivo. Depurato da questo effetto, il risultato netto attribuibile ai soci della controllante si attesta a 297 milioni, in netto miglioramento rispetto alla perdita di 610 milioni del 2024. Il quarto trimestre, in questo senso, è stato particolarmente brillante, con un contributo di 473 milioni che ha indirizzato in maniera decisiva la chiusura dell’anno.
L’operazione con Kkr e la nuova vita del gruppo telefonico
Il ritorno all’utile, che non si vedeva dal lontano 2020, arriva al culmine di una fase di profonda trasformazione societaria e industriale. Il passaggio che ha cambiato il volto del gruppo è stata la cessione al consorzio guidato dal fondo americano Kkr di una parte sostanziale della rete di infrastrutture, un’operazione complessa andata in porto nella metà del 2024 e che ha di fatto separato il destino della rete da quello dei servizi. Una scelta coraggiosa, quella di separare l’asset fisico, che ha permesso di alleggerire il peso del debito e di concentrare le energie sulle attività a maggior valore aggiunto come il cloud, la connettività avanzata per le imprese e i servizi digitali. L’assemblea degli azionisti, chiamata a esprimersi sui risultati raggiunti, è stata convocata per il prossimo 15 aprile, un appuntamento che servirà anche a consolidare la fiducia in un cammino che, dopo anni di sacrifici, sembra aver imboccato il sentiero della stabilità.




