Tim Brasil segna ricavi per 4,3 miliardi e utile in crescita del 37%, il via libera al riacquisto della fibra di I-Systems spinge il Titolo Tim sui massimi dal 2018

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La controllata sudamericana del gruppo guidato da Pietro Labriola ha chiuso l’esercizio 2025 con numeri che, nella loro secchezza contabile, raccontano una storia precisa: quella di una macchina industriale che continua a macinare margini nonostante un contesto macroeconomico, quello brasiliano, tradizionalmente incline a brusche frenate. Tim Brasil ha registrato ricavi da servizi per 25,9 miliardi di reais, equivalenti a circa 4,18 miliardi di euro al cambio corrente, segnando un incremento del 5,2% rispetto all’anno precedente, mentre l’utile netto normalizzato – quello depurato cioè dalle componenti straordinarie e spesso considerato dagli analisti il termometro più fedele della salute operativa – ha sfiorato i 4,3 miliardi di reais, vale a dire 700 milioni di euro, in rialzo del 37,4% -1-5-6.

Numeri che, tradotti in percentuali, diventano ancora più eloquenti se si considera l’espansione dell’ebitda normalizzato, cresciuto del 7,5% attestandosi a 13,6 miliardi di reais (2,19 miliardi di euro), con una marginalità che si mantiene stabilmente sopra il 50% e che testimonia, semmai ce ne fosse bisogno, la capacità della società guidata da Alberto Griselli di coniugare crescita top-line e disciplina finanziaria -5-6. È questa generazione di cassa, robusta e costante, ad aver consentito al consiglio di amministrazione di deliberare una remunerazione per gli azionisti di oltre 4,7 miliardi di reais – 750 milioni di euro – distribuita attraverso un mix di dividendi, interessi sul capitale proprio e buyback; un segnale, quest’ultimo, che la capogruppo italiana raccoglie e che il mercato, puntualmente, premia -1-5.

L’operazione I-Systems e il ritorno al pieno controllo della rete in fibra

Parallelamente alla diffusione dei dati di bilancio, e anzi quasi a fare da contrappunto industriale a quei numeri, il cda di Tim Brasil ha dato il via libera all’acquisizione del 51% di I-Systems, operazione del valore di 950 milioni di reais, poco meno di 150 milioni di euro -2-6-10. Si tratta, in sostanza, di un riacquisto: la partecipazione era stata ceduta nel 2021 a IHS Fiber Brasil, e con questa mossa la controllata sudamericana torna a detenere il 100% della società attiva nella rete neutra in fibra ottica, ricostituendo un perimetro di proprietà che gli analisti, da Intermonte a Bloomberg, leggono come funzionale a una strategia di consolidamento -10. I-Systems opera in otto stati brasiliani – tra cui San Paolo, Minas Gerais, Rio de Janeiro e Bahia – e copre circa 9 milioni di abitazioni, un patrimonio infrastrutturale che Tim Brasil potrà ora gestire senza intermediazioni, integrandolo verticalmente nella propria offerta di banda larga fissa -1-2.

La nota ufficiale diffusa dalla società parla di «ulteriore passo nello sviluppo della strategia nel segmento della banda larga», un comparto che nel corso del 2025 ha mostrato segnali di inversione di tendenza dopo un lungo periodo di stagnazione, recuperando – lo ha ricordato Griselli durante la call con gli analisti dello scorso novembre – capacità di crescita della base clienti e marginalità, con l’ARPU della fibra stabilizzato intorno ai 94 reais -4-6. L’attesa per il via libera degli enti regolatori, Cade e Anatel, non sembra preoccupare più di tanto il management, che ha già incassato nei mesi scorsi l’approvazione all’espansione dell’accordo di sharing con Vivo, altro tassello di una strategia orientata al controllo dei costi di rete -4-10.

La reazione di Piazza Affari e il giudizio degli analisti

La seduta dell’11 febbraio ha visto il titolo Telecom Italia viaggiare in territorio ampiamente positivo, con un rialzo dell’1,85% che ha portato le azioni a 0,6266 euro, livello che non si registrava dal 2018 -1-6. Il dato, apparentemente freddo, acquista sostanza se lo si contestualizza nella lunga traversata del gruppo italiano, reduce da cessioni, ristrutturazioni e cambi di assetto societario che hanno visto Poste Italiane consolidare il ruolo di primo azionista con una partecipazione strategica – parola, quest’ultima, su cui l’amministratore delegato Labriola ha più volte insistito – vicina al 25% -7.

A sostenere il movimento al rialzo ha contribuito, come spesso accade in queste fasi, la revisione del giudizio da parte di Intermonte: gli analisti della sim milanese hanno confermato il rating «buy» e alzato il target price da 0,68 a 0,74 euro, un aggiustamento al rialzo che gli operatori di mercato leggono non tanto come una rivalutazione improvvisa del gruppo italiano, quanto piuttosto come una presa d’atto della solidità dei flussi di cassa provenienti dalla controllata brasiliana e della chiarezza, finalmente, del perimetro operativo del gruppo dopo la separazione della rete fissa -6.

La strategia B2B e la modernizzazione della rete a San Paolo

Dietro i numeri del bilancio 2025 si intravedono scelte industriali che il management di Tim Brasil persegue con continuità da almeno un biennio. La crescita del segmento post-paid, che continua a viaggiare a tassi a doppia cifra, e la graduale stabilizzazione della componente prepagata – storica zavorra del mercato mobile brasiliano – non sono fenomeni accidentali, ma il frutto di una strategia «more-for-more» che lega l’incremento tariffario a un percepibile miglioramento della qualità del servizio -4-9.

Su questo fronte, la modernizzazione della rete nell’area di San Paolo, completata nello scorso novembre con l’upgrade di 3.000 antenne, rappresenta un investimento che Griselli ha definito «il più grande nella storia della compagnia» e che ha già cominciato a produrre effetti misurabili: la leadership nei test di velocità di download, il Net Promoter Score in risalita e il churn legato a problemi di connettività in riduzione di un quarto sono tutti indicatori che il mercato monitora con attenzione -4-8.

Parallelamente, l’espansione nel segmento B2B – e in particolare nelle verticali dell’agribusiness, delle utilities e del mining, con la recente acquisizione di Vale come cliente anchor per la soluzione Smart Mining – sta progressivamente diversificando la base ricavi, rendendo Tim Brasil meno dipendente dalla sola telefonia consumer e più integrata nei processi di digitalizzazione dell’economia reale brasiliana -4-8.

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