L’altalena di Tim dopo i conti, ma gli analisti vedono ancora margini per il rally del Titolo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta di ieri per le azioni di Telecom Italia è stata un perfetto esempio di volatilità, con il titolo che ha inizialmente aperto in netto calo per poi recuperare terreno e chiudere in positivo, un movimento che gli operatori di mercato hanno letto come una normale flessione tecnica dopo i recenti e significativi rialzi. Il gruppo guidato da Pietro Labriola ha presentato i dati preliminari del 2025, il primo esercizio completo senza la rete fissa nel proprio perimetro, e i numeri, sostanzialmente in linea con le attese, hanno confermato il raggiungimento degli obiettivi per il quarto anno consecutivo, un dato, quest’ultimo, che certifica la solidità del percorso intrapreso -3. I ricavi totali si sono attestati a 13,7 miliardi di euro, segnando un incremento del 2,7 per cento, mentre l’Ebitda after lease è cresciuto del 6,5 per cento, a 3,7 miliardi, numeri che testimoniano la rinnovata capacità di generare cassa da parte dell’operatore telefonico -3-8.

La rimonta in Borsa e le attese sul buyback

Dopo un avvio di giornata che l’aveva visto scivolare fino a un minimo di 0,6176 euro, con un calo del 2,8 per cento che lo poneva in coda al FTSE MIB, il titolo ha intrapreso una lenta ma costante risalita, riportandosi in territorio positivo e tornando a respirare l’aria dei massimi dal 2018, un livello che non toccava ormai da sette anni. Alla base di questo rinnovato interesse da parte degli investitori, nonostante la partenza incerta, c’è la decisione del consiglio di amministrazione di proporre all’assemblea del 15 aprile un piano di riacquisto di azioni proprie fino a 400 milioni di euro, una mossa che rappresenta un primo, concreto ritorno alla remunerazione degli azionisti dopo anni di digiuno -1-5. L’operazione, che sarà finanziata in larga parte dai proventi della cessione di Sparkle, la società che gestisce i cavi sottomarini, per 700 milioni al ministero dell’Economia, prevede anche un raggruppamento delle azioni nel rapporto di dieci a uno, una decisione tecnica volta a ridurre l’elevato numero di titoli in circolazione e ad aumentare il valore unitario degli stessi, rendendoli così più appetibili per quegli investitori istituzionali che hanno policy di investimento che impediscono l’acquisto di azioni dal prezzo troppo frazionato -4.

La trasformazione industriale e le guidance per il 2026

L’amministratore delegato Pietro Labriola, nel corso della conference call con gli analisti successiva alla diffusione dei dati, ha ribadito come il 2025 abbia rappresentato il completamento della trasformazione avviata nel lontano 2022, un percorso complesso che ha portato alla nascita di un gruppo con una struttura finanziaria più solida e una redditività in costante miglioramento -3. Per l’esercizio in corso, il 2026, la società ha confermato i target di crescita già annunciati, prevedendo un incremento dei ricavi tra il due e il tre per cento e una crescita dell’Ebitda compresa tra il cinque e il sei per cento, con l’obiettivo di generare un flusso di cassa di circa 1,8 miliardi che includerà anche il risarcimento da circa un miliardo atteso dal governo per l’indebito pagamento del canone concessorio del 1998, una partita chiusa favorevolmente per Tim grazie a una sentenza della Corte di Cassazione -1-4. Labriola ha tuttavia voluto precisare che, nonostante le attese, le previsioni per l’anno in corso non inrano un contributo sostanziale dalle sinergie con Poste Italiane, divenuta nel frattempo il primo socio del gruppo, né tantomeno dall’accordo per la condivisione della rete di accesso con Fastweb e Vodafone, in attesa delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità di vigilanza, e ha inoltre chiarito che la guidance non prevede alcun conferimento legato all’earn out sulla cessione di Netco, la rete fissa ora confluita in Fibercop -2.

L’andamento delle divisioni e la riduzione del debito

Analizzando nel dettaglio i risultati delle singole business unit, emerge un quadro piuttosto eterogeneo, con luci e ombre che si compensano a vicenda. Se da un lato la divisione Consumer, quella che storicamente ha rappresentato il core business dell’azienda, continua a mostrare una lieve flessione dei ricavi, scesi dello 0,9 per cento a 6 miliardi a causa della pressione competitiva e del graduale avvicendamento di alcuni grandi clienti wholesale, dall’altro lato Tim Enterprise si conferma il vero motore della crescita, con un aumento del fatturato del 7 per cento a 3,5 miliardi, trainato in particolare dal comparto cloud, i cui ricavi da servizi sono balzati in avanti del 24 per cento anche grazie al contributo del Polo Strategico Nazionale -3-7. Molto positiva anche la performance di Tim Brasil, che ha registrato ricavi in aumento del 4,6 per cento a 4,2 miliardi, sostenuta da una crescita costante del margine operativo. Il risultato più significativo, agli occhi degli analisti, rimane tuttavia la forte generazione di cassa registrata nell’ultima parte dell’anno, con un flusso di cassa disponibile di 700 milioni di euro nel solo quarto trimestre, una performance che ha permesso di ridurre l’indebitamento finanziario netto rettificato after lease a meno di 6,9 miliardi, portando la leva finanziaria al di sotto di 1,9 volte, un livello che il management punta a migliorare ulteriormente nel corso del 2026 per attestarsi a 1,7 volte, un traguardo che verrebbe considerato best in class nel panorama europeo -7-8.

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