Omoda e Jaecoo rafforzano la loro presenza in Italia tra numeri in crescita e novità di gamma

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato automobilistico italiano, si sa, sta vivendo una fase di profonda trasformazione, e tra i protagonisti di questo cambiamento, ormai, spiccano i marchi del colosso cinese Chery. Omoda e Jaecoo, i due brand gemelli che condividono strategia e tecnologia, stanno infatti ritagliandosi uno spazio sempre più importante, rosicchiando quote di mercato con un’offensiva che punta tutto sull’elettrificazione e su un rapporto qualità-prezzo che, a sentire i primi acquirenti, sembra fare la differenza. I numeri diffusi per l’inizio del 2026 parlano chiaro: a gennaio, nella grande area europea che comprende Unione Europea, Regno Unito e paesi EFTA, il gruppo Chery ha immatricolato 18.812 veicoli, un balzo in avanti del 354 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, e in questo contesto l'Italia ha contribuito con 2.496 unità targate Omoda e Jaecoo, numeri che rappresentano l'1,8 per cento di un mercato nazionale complessivamente in calo.

Una crescita costruita sulle fondamenta del servizio

Ma al di là dei pur significativi dati sulle vendite, ciò che colpisce della strategia messa in atto dalla casa cinese è l'approccio metodico con cui ha scelto di penetrare un tessuto commerciale tradizionalmente cauto come quello italiano. Nicola Marsala, responsabile del business per l'Italia, ha recentemente spiegato come il progetto “Italy for Italy” sia partito da lontano, ben prima di riempire le concessionarie di vetture: si è cominciato dal post-vendita, dall'istituzione di un magazzino ricambi in grado di garantire la disponibilità del 98 per cento dei componenti, e dalla strutturazione di un team tecnico pensato per prevenire e non solo per gestire le problematiche. Una volta gettate queste fondamenta, si è innestata la macchina commerciale vera e propria, fatta oggi di 66 concessionari sparsi sul territorio con l'obiettivo dichiarato di arrivare a cento showroom, tutti caratterizzati da un'identità chiara che mira a offrire un'esperienza d'acquisto rassicurante, lontana dall'aggressività che talvolta si associa ai nuovi entranti. È una strategia che punta a conquistare la fiducia, quella merce così rara quando si presenta un marchio sconosciuto ai più, e lo fa giocando carte trasparenti: sette anni di garanzia, una chiara comunicazione delle tecnologie impiegate e la solidità di un gruppo che, alle spalle, produce milioni di veicoli all'anno.

La tecnologia Super Hybrid come cavallo di battaglia

Il cuore dell'offerta, ciò che davvero sta facendo breccia nel cuore (e nei portafogli) degli automobilisti italiani, è la cosiddetta tecnologia Super Hybrid, declinata in due varianti principali, full hybrid e plug-in. Il sistema, che equipaggia ormai gran parte della gamma, è pensato per offrire il meglio dei due mondi, con un'attenzione maniacale all'efficienza e all'autonomia. Prendiamo, per esempio, la nuova Omoda 7 SHS-P, il crossover che ha fatto il suo debutto nelle concessionarie in questi primi mesi dell'anno: sotto il cofano ospita un motore termico 1.5 TGDi a ciclo Miller da 143 CV, affiancato da due propulsori elettrici – uno da 204 CV per la trazione e l'altro da 82 CV dedicato alla ricarica – per una potenza di sistema complessiva di 279 cavalli. La batteria Litio-Ferro-Fosfato da 18,4 kWh permette di viaggiare in modalità esclusivamente elettrica per 128 chilometri nel ciclo WLTP, un valore che copre ampiamente la stragrande maggioranza degli spostamenti quotidiani, e quando si uniscono le due anime, termica ed elettrica, l'autonomia complessiva dichiarata supera abbondantemente i 1.200 chilometri, con consumi irrisori nell'ordine di 2,3 litri per cento chilometri. L'abitacolo, poi, è un inno alla tecnologia più sfacciata, con quel display centrale scorrevole da 15,6 pollici che cattura immediatamente lo sguardo, alimentato da un processore Snapdragon 8155 che promette reattività e un sistema di infotainment all'altezza dei tempi.

Una gamma in rapida espansione per coprire tutti i segmenti

Ma l'offensiva non si ferma certo qui, anzi. Il 2026 si preannuncia come un anno di fuoco per quanto riguarda le novità di prodotto. Il marchio Jaecoo, in particolare, sta ampliando la propria famiglia con l'arrivo di nuovi modelli pensati per intercettare fasce di mercato diverse. A marzo, ad esempio, è atteso il lancio della Jaecoo 5 nella versione full hybrid SHS-H, un SUV compatto che monta un sistema ibrido da 224 CV e che, con un prezzo di partenza fissato a 28.900 euro, si propone come la porta d'accesso principale alla tecnologia Super Hybrid, garantendo al contempo un'autonomia complessiva di oltre 900 chilometri e consumi contenuti. Subito sopra, si posiziona la Jaecoo 7 SHS-H, anch'essa full hybrid e con la stessa potenza di 224 cavalli, che va ad affiancare la versione plug-in già in listino. Al vertice della gamma, infine, troneggia la Jaecoo 8 SHS-P, un imponente SUV di segmento D con sette posti e un sistema plug-in che, grazie alla combinazione di un motore termico e tre motori elettrici (di cui uno posizionato sull'asse posteriore), sviluppa la bellezza di 428 cavalli e una coppia di 580 Nm, il tutto condito da una batteria da 34,46 kWh che consente fino a 134 km di percorrenza a zero emissioni. Una gamma completa, insomma, che spazia dalla mobilità urbana a basso costo di gestione fino al confort e alle prestazioni per le famiglie più esigenti.

Verso una nuova geografia del mercato automobilistico

Mentre i modelli si moltiplicano e le vendite crescono, c'è da chiedersi chi siano gli acquirenti che stanno decretando questo successo. Le prime analisi, raccolte dagli stessi responsabili del marchio, dipingono un ritratto interessante: non si tratta solo di giovani smanettoni affascinati dall'ultimo gadget tecnologico, ma di un pubblico trasversale che include molte famiglie, specialmente nelle grandi aree urbane dove la propensione a sperimentare è maggiore. Chi acquista una Omoda o una Jaecoo, a sentir loro, è un cliente razionale, che studia la scheda tecnica, confronta i listini, valuta l'autonomia reale e la completezza degli equipaggiamenti di serie, e arriva in concessionaria con le idee piuttosto chiare. Provengono da ogni dove: da altri brand cinesi, certo, ma anche e soprattutto da marchi coreani e giapponesi, e persino da tedesche, attratti da quell'anello di congiunzione rappresentato da vetture che offrono la solidità e l'autonomia delle vecchie amate diesel, ma con in più un carico di elettronica e connettività che guarda dritto al futuro. L'espansione, peraltro, non si fermerà qui: entro fine anno è previsto l'arrivo della Omoda 4, una compatta dal potenziale commerciale enorme per un mercato come il nostro, dove le auto piccole la fanno da padrone, mentre all'orizzonte si affacciano già nuovi marchi del gruppo Chery, come Lepas e Icaur, destinati a portare ulteriore diversificazione e a moltiplicare le scelte per un consumatore italiano sempre più pronto a guardare oltre i confini dei tradizionali costruttori europei.

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