Adani sulla Juve: "Ha sbagliato sempre, non all'altezza". E a Napoli uno striscione contro Spalletti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’avventura di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus, che prenderà il via concretamente a Piacenza dopo il suo arrivo seguito all’esonero di Igor Tudor e al fugace interregno di Massimo Brambilla, viene accolta con un giudizio severo e senza sconti da Lele Adani, il quale ha centrato il suo commento non tanto sul tecnico di Certaldo ma sulle responsabilità della società. “Quale abito indosserà la Juve di Spalletti? Non è quella la cosa importante”, ha osservato l’opinionista, argomentando che la questione cruciale risiede piuttosto nella capacità del club di essere “all'altezza di Spalletti come non lo è stata in questi ultimi 5 anni”. Un periodo, il quinquennio appena trascorso, che Adani ha definito senza mezzi termini come una sequela di errori, sottolineando con una certa durezza come “lasciarsi alle spalle una vecchia storia non vuol dire ritrovare la Vecchia Signora”.

L'ombra di un passato recente

Mentre la macchina organizzativa bianconera si mette in moto in vista del primo incontro ufficiale con i media, fissato per venerdì alle 12, e del successivo trasferimento della squadra in Emilia-Romagna, le parole di Adani sembrano voler sollevare un velo su quelle che sono state le dinamiche interne al club, le cui scelte, secondo la sua analisi, hanno allontanato la squadra dai suoi standard tradizionali. Una riflessione che, sebbene non entri nel dettaglio delle singole colpe, delinea un clima di attesa e di scrutinio sul quale Spalletti dovrà misurarsi, portando con sé un bagaglio di esperienze che spazia dalla Roma all'Inter, dallo Zenit di San Pietroburgo al Napoli e alla nazionale italiana, un curriculum che di per sé impone aspettative elevate.

La reazione a Napoli

Se a Torino l’accento è posto sul futuro e sulla capacità della dirigenza di supportare adeguatamente il nuovo tecnico, a Napoli la reazione al suo approdo in Piemonte è stata di netta e profonda delusione, trasformata in una protesta pubblica. Nel Rione Sanità, infatti, è apparso uno striscione firmato ‘Anima Azzurra’ che recitava una frase lapidaria e carica di risentimento: “Uomini infami, destini infami”. Un messaggio che, al di là del tono aspro, fotografa la percezione di un tradimento da parte di chi, dopo aver celebrato uno scudetto storico nel 2023 addirittura con un tatuaggio sul braccio, aveva dichiarato che il Napoli sarebbe stato il suo ultimo club e che non avrebbe mai allenato la Juventus.

La polemica sul populismo

Proprio quelle dichiarazioni passate sono al centro di una diversa lettura della vicenda, che sposta il dibattito dal piano del semplice professionismo a quello delle intenzioni e della coerenza. Si osserva, in alcune riflessioni, come si possa cambiare squadra senza aver prima giurato fedeltà eterna, come accaduto in altre occasioni con altri allenatori, ma come invece si possa cadere in una forma di populismo; Spalletti, pronunciando quelle parole, si sarebbe in un certo senso “intestato” quello scudetto, creando un legame emotivo e identitario che il suo successivo passaggio alla Juventus ha inevitabilmente spezzato, generando la feroce reazione dei tifosi. Una questione, questa, che tocca il tema della vanità e della costruzione di una narrazione pubblica, la quale, quando viene smentita dai fatti, lascia spazio a un risentimento che va ben al di là di un normale trasferimento.

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