Il Bologna vince a Torino: i problemi non sono risolti, ma almeno tornano i punti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Dopo un mese esatto e quattro sconfitte di fila, tutte arrivate tra le mura amiche del Dall’Ara e i campi di Firenze, Como e Cagliari, il Bologna ha ritrovato il sorriso e, cosa assai più importante per la classifica, i tre punti. È successo a Torino, all’Olimpico Grande Torino, dove la squadra di Vincenzo Italiano – va detto, quarto allenatore per ingaggio dell’intera serie A – ha espugnato il fortino granata con un 2-1 che sa di ossigeno puro per un ambiente che, nelle ultime settimane, aveva cominciato a respirare aria pesante -1.

La vittoria, va detto senza troppi giri di parole, è arrivata al termine di una prestazione che di certo non cancella i problemi strutturali di una squadra che sembra aver smarrito certezze e automatismi. Ma in un campionato dove il fare cassa spesso conta più del gioco, i tre punti valgono eccome, e permettono ai felsinei di agganciare la Lazio all’ottavo posto con 33 punti, ricacciando indietro quei foschi pensieri che, inevitabilmente, aleggiavano attorno alla panchina di Italiano e alle scelte della dirigenza -1.

La cronaca della gara, giocatasi domenica scorsa, racconta di un primo tempo sostanzialmente equilibrato, se non fosse per un Bologna leggermente più propositivo, capace di spingere sulla sinistra con un Jonathan Rowe in serata di grazia, che ha più volte messo in difficoltà la difesa di casa. Le occasioni, però, latitavano, e la sensazione era quella di una partita che potesse sbloccarsi solo su un episodio. L’episodio è arrivato al 4’ della ripresa: ennesima sgroppata di Rowe sulla sinistra e cross teso in mezzo; nel tentativo di anticipare Moro, lo sfortunato Vlasic ha deviato nella propria porta, regalando il vantaggio agli ospiti -1. La reazione del Torino è stata però veemente e, al 17’, lo stesso Vlasic si è riscattato, ribadendo in rete una respinta di Skorupski su conclusione di Zapata. Un 1-1 che sembrava poter rimettere tutto in discussione, e che invece è durato lo spazio di un mattino.

Perché al 25’ della ripresa, ecco la giocata che decide la partita. Un filtrante di Bernardeschi pesca in area Santiago Castro, classe 2004, che si gira, protegge palla in uno spazio stretto e, con la punta del piede, anticipa difensore e portiere per il definitivo 2-1 -3. Per l’argentino, alla sesta rete in campionato, un gol che mancava dalla 18ª giornata e che, si spera negli ambienti fantacalcistici, possa aver sbloccato definitivamente la vena realizzativa. Castro, applaudito e coccolato, ha dimostrato tutto l’istinto del centravanti vero, quello che nei venti metri decisivi ci vive e ci sa stare.

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