Scuola di Siena, una nuova "lista stupri" appare in un bagno dell'istituto
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Redazione Interno
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Ancora una volta, il segno inquietante di un fenomeno raccapricciante si ripresenta sui muri di una scuola italiana. All’interno di un istituto tecnico senese, precisamente al Sarrocchi, è stata rinvenuta nei giorni scorsi, secondo una ricostruzione cronologica che colloca il ritrovamento intorno al 14 gennaio, una nuova "lista stupri". La vergognosa scritta, che elencava nomi di studentesse, è comparsa nelle pareti di un bagno ad uso maschile, venendo prontamente individuata dal personale scolastico non docente. Un gesto, questo, che riporta immediatamente alla memoria i casi analoghi e recentemente registrati in altri licei del paese, da Roma a Lucca, tracciando una preoccupante catena di episodi che nulla hanno a che fare con la burla o la goliardata, ma che rappresentano una violenza verbale premeditata e un attacco gravissimo alla dignità delle persone e all’ambiente educativo stesso.
La reazione immediata della dirigenza scolastica
La dirigente scolastica Cecilia Martinelli, come ha dichiarato alle testate che hanno riportato la notizia, è stata informata del fatto mercoledì scorso, attivandosi senza esitazione. “Ho fatto interdire subito quel bagno”, ha spiegato, evidenziando un primo provvedimento concreto per impedire l’accesso al luogo oggetto del vile messaggio e per avviare le necessarie indagini interne. L’intervento materiale ha successivamente previsto la copertura delle scritte con della vernice, un gesto fisico per cancellarne la visibilità, sebbene l’offesa prodotta e l’impatto psicologico su chi si è sentito preso di mira restino, com’è ovvio, ben più profondi e difficili da rimuovere. La preside, esprimendo un sentimento comprensibile e trasversale, ha affermato di essere “molto arrabbiata come preside, come donna e come madre”, trasmettendo tutta la gravità con cui l’istituzione scolastica vive un episodio del genere.
Le indagini per risalire agli autori
La rimozione della scritta e la chiusura del bagno costituiscono soltanto il primo, sebbene doveroso, passo di una vicenda che ora si sposta sul piano della ricerca dei responsabili. La stessa dirigente ha sottolineato come “non sarà facile risalire ai responsabili”, una difficoltà oggettiva in contesti simili, ma ha anche tenuto a precisare che “insieme al personale scolastico stiamo facendo di tutto per individuarli e sanzionarli in maniera adeguata”. Parallelamente all’azione interna della scuola, è stata sporta denuncia alle forze dell’ordine, che potranno così valutare eventuali profili di illecito penale. L’obiettivo, al di là della necessaria sanzione disciplinare, è quello di comprendere le dinamiche che hanno portato a questo gesto, inserito in una sconcertante serie nazionale, per provare a reciderne le radici culturali, fatto di disprezzo e violenza simbolica.
Un clima educativo compromesso
Episodi come quello accaduto nel tecnico senese, al di là della singola condotta criminale da accertare, feriscono nel profondo il tessuto di una scuola, compromettendo quel senso di sicurezza e rispetto che dovrebbe essere alla base di qualsiasi percorso formativo. La comparsa di un elenco nominale sotto quella definizione agghiacciante, “lista stupri”, introduce un elemento di terrore e di umiliazione che va ben oltre il danno alla proprietà, configurandosi come una minaccia pubblica e una mortificazione della persona. L’atto barbaro, per usare un’espressione calzante, lascia una macchia indelebile sul clima della comunità, costringendo insegnanti e studenti a fare i conti con una deriva di odio che sembra cercare, nelle pieghe anonime dei bagni o delle aule, una sua tragica e vigliacca modalità di espressione. La sfida, adesso, è quella di trasformare la giusta indignazione in un percorso educativo ancora più rigoroso.




