Maduro in manette a New York, il processo si apre tra accuse di narco-terrorismo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Davanti al giudice federale Alvin Hellerstein, nel tribunale del distretto Sud di New York, è apparso in condizioni inedite e, per un uomo che fino a pochi giorni fa esercitava il potere supremo, umilianti. Nicolás Maduro, indossando una camicia blu sopra la tuta carceraria color cachi e con i piedi immobilizzati da ceppi, ha parlato in spagnolo servendosi di un auricolare per la traduzione, mentre dichiarava la propria innocenza e rivendicava di essere il legittimo presidente del Venezuela. Alla sua presenza, resa ancor più drammatica dalla comparsa della moglie Cilia Flores – il cui volto mostrava segni di lividi –, ha raccontato di essere stato «rapito» dalla propria abitazione a Caracas, fornendo una versione dei fatti che contrasta platealmente con la ricostruzione giudiziaria statunitense.

Il peso della testimonianza Carvajal

La strategica incriminazione per narcoterrorismo, che ora impegna la macchina della giustizia americana, poggia su un pilastro considerato solido dall'accusa: la deposizione di Hugo Armando Carvajal. L'ex capo dell'intelligence militare, per anni fedelissimo di Hugo Chávez e conosciuto con il soprannome di "El Pollo", rappresenta una figura cardine nell'architettura processuale. La sua transizione da alto ufficiale, depositario dei segreti più delicati del cosiddetto "narco-Stato", a collaboratore di giustizia per il Dipartimento di Giustizia americano delinea una parabola che, secondo i pubblici ministeri, dimostrerebbe la natura criminale del regime chavista. Le sue rivelazioni, che si preannunciano dettagliate, coprono un arco temporale di oltre un decennio.

Il giudice Hellerstein e il precedente sulle deportazioni

A valutare la mole di prove e le complesse argomentazioni giuridiche sarà Alvin Hellerstein, magistrato novantaduenne nominato da Bill Clinton e noto per una certa indipendenza di giudizio. Hellerstein, infatti, si è già espresso su temi sensibili per l'amministrazione del presidente Trump, avendo bloccato in giugno alcuni tentativi di applicare normative d'epoca per attuare politiche di allontanamento forzato di persone di origine straniera. La sua nomina a guidare un processo di tale rilevanza politica internazionale appare dunque significativa, garantendo un'esperienza giudiziaria di lungo corso.

Il fondamento giuridico dell'accusa statunitense

La possibilità stessa di processare un capo di Stato straniero dinanzi a una corte americana si regge su una precisa costruzione giuridica. Gli Stati Uniti, infatti, eludono il principio dell'immunità ratione personae – che protegge i capi di Stato in carica – sulla base del non riconoscimento di Maduro come presidente legittimo del Venezuela. Questa posizione, unita all'applicazione di norme interne statunitensi in materia di narcoterrorismo, forma il duplice binario su cui corre l'azione penale. La dottrina invocata consente di estendere la giurisdizione oltre i confini nazionali per reati considerati di particolare gravità, come il traffico di droga finalizzato, secondo l'accusa, a minare la stabilità di una nazione.

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