Marco Cappato e il fine vita: una questione ancora aperta in Lombardia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Coscioni, non usa mezzi termini nel criticare la Regione Lombardia per la gestione del tema del fine vita. Dopo aver accompagnato Serena, una donna affetta da sclerosi multipla progressiva, nel percorso di suicidio assistito, Cappato ha sottolineato come la stessa Regione che ha respinto il suo progetto di legge abbia poi autorizzato il procedimento. «Dicevano una cosa falsa», ha affermato, riferendosi alla giustificazione della mancanza di competenza in materia, nonostante altre Regioni avessero già seguito l’iter stabilito dalla Corte Costituzionale. Quest’ultima, infatti, aveva chiarito i requisiti necessari: l’irreversibilità della patologia, la dipendenza da sostegni vitali, la presenza di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili e la capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.
La Lombardia, guidata dal governatore Attilio Fontana, ha recentemente vissuto il suo primo caso di suicidio assistito, quello della donna cinquantenne affetta da sclerosi multipla da trent’anni. Fontana ha confermato l’autorizzazione, sottolineando che la procedura è stata seguita secondo le indicazioni della Consulta. Tuttavia, il caso ha riacceso le tensioni politiche interne, con Fratelli d’Italia che ha accusato l’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, di aver «scavalcato» la giunta. Bertolaso, da parte sua, ha ribadito di aver agito in conformità con le direttive della Corte, garantendo il farmaco letale e il supporto sanitario necessari.
Il tema del fine vita, però, non è solo una questione burocratica o politica. È un dramma che tocca da vicino migliaia di famiglie, costrette a confrontarsi con scelte dolorose e spesso prive di un quadro normativo chiaro. Mentre la Toscana ha già legiferato in materia, la Lombardia ha preferito rimandare la decisione al Parlamento, mostrando una certa reticenza a regolamentare un tema così delicato. Questo approccio, secondo Cappato, rappresenta una mancanza di coraggio e di responsabilità, lasciando i cittadini in un limbo giuridico ed emotivo.
Il caso lombardo, inoltre, ha evidenziato le divisioni all’interno del centrodestra. Se da un lato il leghista Luca Zaia, governatore del Veneto, da anni sostiene la necessità di una regolamentazione, altri esponenti del partito, insieme a Fratelli d’Italia, continuano a frenare. La posizione di Salvini, che sembra aprirsi alla discussione, contrasta con quella di molti suoi alleati, creando un quadro politico frammentato e poco propenso a trovare soluzioni condivise.




