Il Monte dei Paschi inCorpora Mediobanca e ne sancisce il delisting da Piazza Affari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi sotto la presidenza di Nicola Maione, ha rotto gli indugi e delineato il futuro assetto del gruppo, scegliendo la strada della piena integrazione con Mediobanca. La delibera, comunicata ufficialmente a mercati chiusi, sancisce che l'operazione si realizzerà attraverso una fusione per incorporazione, un passaggio che determinerà automaticamente, quale conseguenza diretta dell'unione, il delisting della banca d'affari fondata da Enrico Cuccia. Piazzetta Cuccia, di fatto, cesserà la sua lunga storia di quotazione indipendente per confluire interamente nell'orbita senese, in un disegno che ridisegna gli equilibri del panorama creditizio italiano -1-4.

La complessa architettura dell'operazione, come si evince dalla nota diffusa da Rocca Salimbeni, non si limita tuttavia alla mera aggregazione societaria. È previsto, infatti, che le prestigiose attività di rate e investment banking, insieme alla divisione di private banking dedicata alla clientela di fascia più alta, vengano trasferite in una società veicolo, una newco non quotata che resterà posseduta al cento per cento da Mps. Questa nuova entità, e il dettaglio non è di secondaria importanza, avrà il compito di custodire e valorizzare un patrimonio di mercato unico, e per questo ne manterrà la denominazione, chiamandosi "Mediobanca S.p.A."; un brand, viene sottolineato, che rappresenta un'eccellenza riconosciuta nella consulenza a imprese e privati, un valore immateriale che la capogruppo intende preservare e su cui intende fare leva -2-3.

All'interno di questo perimetro destinato alla newco, e questa è una delle notazioni più rilevanti per gli equilibri azionari transalpini, sarà ricompresa anche la storica partecipazione detenuta da Mediobanca in Assicurazioni Generali. Il pacchetto azionario del Leone, che vale circa il tredici per cento del capitale, verrà quindi anch'esso trasferito sotto il controllo diretto della nuova società controllata da Mps, rendendo di fatto il gruppo senese il primo azionista del colosso triestino. La complessiva riorganizzazione, spiega il comunicato di Mps, è finalizzata a creare valore, a raggiungere gli obiettivi di redditività e a realizzare appieno quelle sinergie industriali che giustificano un'operazione di tale portata, mettendo a frutto le competenze distintive delle risorse professionali di Mediobanca in un modello operativo che si annuncia specializzato e focalizzato -3-9.

La posizione di Mediobanca e i nodi da sciogliere

Di fronte a questa decisione unilaterale, seppur preannunciata da settimane di indiscrezioni e fibrillazioni, il consiglio di amministrazione di Mediobanca si è riunito per prendere atto di quanto deliberato dal socio di maggioranza. La banca milanese, attraverso una nota, ha fatto sapere di aver avviato i lavori propedeutici all'integrazione con Mps, muovendosi nel solco della disciplina sulle operazioni con parti correlate e nel rispetto degli obblighi di legge. La riunione del board ha portato alla nomina dei rispettivi advisor legali e finanziari, un segnale concreto che, nonostante le passate divisioni interne, il percorso tracciato da Siena viene ora recepito e gestito a livello operativo anche da Piazzetta Cuccia -5.

Va ricordato, per comprendere la complessità del quadro, che l'ipotesi di una presa di controllo totalitaria aveva creato non poche divisioni all'interno dello stesso mondo azionario legato a Mediobanca. In particolare, esponenti vicini all'investitore Francesco Gaetano Caltagirone avevano manifestato una chiara opposizione a una full integration che di fatto cancellasse la quotazione del istituto. L'acquisizione, lo scorso anno, di una partecipazione vicina all'86% del capitale da parte di Mps aveva già sollevato più di un interrogativo sulla reale utilità di lasciare il Titolo quotato con un flottante così esiguo e una liquidità inevitabilmente ridotta -6-7.

La nota diffusa da Mps non chiarisce, al momento, le modalità con cui la banca intenda procedere per acquisire il residuo quattordici per cento del capitale di Mediobanca ancora nelle mani di altri soci. Un dettaglio tecnico non irrilevante, che potrebbe preludere a un'offerta pubblica di acquisto o ad altre soluzioni di mercato per completare il controllo totale prima del delisting. Quel che è certo, e l'amministratore delegato Luigi Lovaglio lo aveva anticipato nella presentazione dei risultati annuali, è che l'obiettivo primario rimane la massimizzazione dei risparmi di costo derivanti dall'unione, in attesa di svelare il piano strategico completo per il gruppo che verrà, la cui presentazione è attesa per il prossimo 27 febbraio -7-10.

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