Nothing, tra design iconico e intelligenza artificiale: la recensione del (4a) Pro e l’aggiornamento del (3)

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Provare a inquadrare un prodotto Nothing, lo si diceva all’inizio di questa recensione, non è mai un esercizio banale. Dietro ai dispositivi del brand fondato da Carl Pei, infatti, si nasconde una visione della tecnologia che, rifiutando l’asettica neutralità dei concorrenti, li trasforma in oggetti culto: uno smartphone, in quest’ottica, non è solo silicio e vetro, ma un’estensione estetica della persona che lo possiede. Pei, del resto, lo ha sempre sostenuto con chiarezza – chi sceglie Nothing non lo fa per la scheda tecnica o per il prezzo, ma per un’adesione filiale a un’idea precisa, quasi identitaria. Eppure, in un mercato che esige innovazione pratica, ci si chiede se quest’approccio sia ancora sostenibile. La risposta, forse, arriva dal nuovo Nothing Phone (4a) Pro e dal parallelo aggiornamento software per il fratello maggiore, il Nothing Phone (3).

Il Nothing Phone (4a) Pro e la sua fusione di estetica cyberpunk e sostanza

Partiamo dal nuovo arrivato. Il **Nothing Phone (4a) Pro** colpisce subito per la scocca in alluminio unibody, una scelta progettuale che strizza l’occhio al vintage industriale ma che, nelle mani, restituisce una sensazione di solidità premium inusuale per la sua fascia di prezzo. Ciò che stordisce, però, è il retro: una trasparenza che lascia intravedere la cosiddetta Glyph Matrix. Questa, composta da 137 mini-LED organizzati in una matrice circolare, non è solo un vezzo da appassionati di Blade Runner; è un'interfaccia visiva che, attraverso icone pixelate e animazioni, informa l’utente su timer, chiamate o avanzamenti di app di terze parti (come Uber o Zomato) senza bisogno di accendere lo schermo. Un’utilità che, se da un lato ha ancora margini di crescita (l’integrazione profonda con le app resta limitata), dall’altro definisce un linguaggio unico: la tecnologia non si nasconde, ma viene esibita con la fierezza di un componente meccanico di lusso.

Sotto il cofano, poi, il (4a) Pro sceglie la via dell’equilibrio piuttosto che della potenza bruta. Lo Snapdragon 7 Gen 4, coadiuvato da 8 o 12 GB di RAM, non è un processore da record nei benchmark, ma – ed è questo il punto – garantisce una fluidità invidiabile grazie all’ottimizzazione spinta del sistema operativo. Durante l’uso quotidiano, tra social e multitasking leggero, non si avvertono ritardi; lo smartphone, insomma, “respira” bene. Un plauso va all’autonomia: la batteria da 5080 mAh, grazie all’efficienza del chip e del display AMOLED da 6,83 pollici (con refresh a 144 Hz), supera agevolmente la giornata piena, avvicinandosi alla seconda. Peccato per la ricarica wireless assente e per una protezione IP65 che, pur gestendo gli spruzzi, non offre la tenuta stagna dei top di gamma.

Il comparto fotografico, tra luci e ombre nella fascia media

Sul fronte fotografico, Nothing ha giocato una carta interessante, seppur non priva di difetti. Il sensore principale Sony LYT700C da 50MP (con stabilizzazione ottica) lavora in simbiosi con il processore TrueLens Engine 4 per restituire scatti naturali, con una gestione dei contrasti (Ultra XDR) che evita le sature aggressive tipiche della concorrenza. La vera sorpresa, in questa fascia di prezzo, è però il teleobiettivo periscopico da 50MP. Avere uno zoom ottico 3,5x (o 4x, a seconda delle configurazioni) su un dispositivo che non supera i 500 euro di listino è una rarità: permette di staccare soggetti in lontananza con un dettaglio che di solito si trova su telefoni ben più costosi. Tuttavia, non tutto è perfetto: l’ultra-grandangolare da 8MP soffre in definizione e fedeltà cromatica, mentre la registrazione video si ferma a 4K a 30 fotogrammi al secondo, un limite tecnico che sentirete se siete abituati a girare molto. Un compromesso, insomma, che premia chi cerca versatilità in foto ma non necessariamente il top nella continuità video.

Nothing OS 4.1, l’intelligenza artificiale diventa operativa

Mentre il (4a) Pro esce nativamente con l’ultima interfaccia, è interessante notare come Nothing stia spingendo l’aggiornamento **Nothing OS 4.1** anche sul Nothing Phone (3), il flagship dell’anno scorso che attualmente si trova a un prezzo record su Amazon (662,95 euro per la versione 16/512 GB). Questo aggiornamento, basato su Android 16, non è un semplice restyling estetico, ma un’iniezione di intelligenza artificiale pratica. La novità più significativa si chiama **Essential Voice**: un tool di trascrizione vocale che, funzionando direttamente sul dispositivo (on-device), è in grado di pulire il testo dalle “mule” (come i “uhm” o le ripetizioni) e persino di tradurre in tempo reale se rileva un intento multilingue. Basta una pressione lunga sul tasto Essential Key – che nei nuovi modelli è stato intelligentemente spostato a sinistra per evitare pressioni accidentali – per avviare la registrazione. Inoltre, le “Live Updates” ora si integrano anche con Glyph Interface e con la schermata di blocco, mostrando i tempi di percorrenza di Google Maps o l’avanzamento di un ordine senza dover sbloccare il telefono. C’è anche un nuovo orologio per la lock screen, disegnato dalla community, che aggiunge quel tocco di “personalizzazione emozionale” che Pei tanto ama.

In definitiva, Nothing continua a percorrere la sua strada: non quella della scheda tecnica per forza bruta, ma quella dell’esperienza fluida e del design che suscita una reazione. Con il (4a) Pro l’azienda dimostra di saper tradurre la sua filosofia in un prodotto di fascia media solido e sorprendente; con l’aggiornamento OS 4.1 per il Phone (3), invece, dimostra di non abbandonare i vecchi utenti, anzi, li rende parte di un ecosistema che cresce piano, con intelligenza, ma con una direzione ben precisa.

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