Saipem vola a piazza Affari: Berenberg e Equita rivedono al rialzo i target price dopo i conti del primo trimestre
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Redazione Economia
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Che i margini della società guidata da Alessandro Puliti stiano seguendo una traiettoria capace di impressionare, priva di quelle brusche frenate che spesso caratterizzano il settore dei servizi energetici, è ormai un dato acquisito per gli analisti. A dirlo con chiarezza, rivedendo al rialzo le stime, è stata innanzitutto Berenberg: il target price è passato da 3,9 a 5,35 euro per azione, con un rating "buy" che non ha subito variazioni. Una scelta, quest'ultima, motivata dal forte utilizzo delle navi, da una gestione delle offerte definita "disciplinata" e da un focus strategico rimasto saldamente ancorato ai mercati offshore. I risultati del primo trimestre del 2026, come ci si potrebbe aspettare da una trimestrale attesa al varco, non hanno fatto altro che confermare questo slancio, mostrando un'espansione dei margini nei servizi che ha superato le previsioni più rosee del consensus, nonostante un contesto geopolitico – quello mediorientale – oggettivamente complesso.
L'effetto Hormuz e la strategia dell'ad Puliti
Il mercato, si sa, vive di percezioni, e la presenza massiccia di Saipem in Medio Oriente viene letta dagli investitori piuttosto come un'opportunità che come un rischio. Una narrazione, quest'ultima, che ha trovato linfa vitale proprio nelle parole dell'amministratore delegato al termine della conference call post-utili. Puliti, mostrando una cautela che rasenta l'understatement, ha spiegato di non vedere al momento un impatto concreto da una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Anzi, la definizione utilizzata per descrivere la domanda e le prospettive future dell'area – "solida, viva e dinamica" – ha agitato le acque stagnanti di una piazza affaristica che premia chi osa guardare oltre l'emergenza immediata. Circa 1,1 miliardi di euro di ricavi generati nell'area nel solo primo quarter e un backlog che pesa per oltre un terzo sul totale (parliamo di 11,5 miliardi) sono numeri che suggeriscono come, per l'ingegneria italiana, il Golfo resti il baricentro ineludibile del business.
Equita e i nodi strutturali da sciogliere
Se Berenberg guarda al futuro con ottimismo, la posizione di Equita Sim appare più sbilanciata verso una prudenza di fondo, sebbene anche in questo caso il target price sia stato ritoccato verso l'alto. Gli analisti hanno aumentato la valutazione del 9%, portandola a 3,7 euro, pur confermando la raccomandazione "hold". Un giudizio che fotografa una realtà a due facce. Da un lato, i conti del primo trimestre e il feedback della chiamata con gli analisti dipingono il quadro di una macchina operativa solida, in grado di eseguire i progetti con una resilienza che le tensioni politiche non scalfiscono. Il momentum della marginalità prosegue senza intoppi, un segnale che rassicura. Tuttavia, Equita ha voluto puntare il dito su alcune crepe che, seppur minori, esistono: i ricavi che ristagnano, un utile netto le cui crescite sono poco più che fisiologiche, e una generazione di cassa operativa (al netto dei lease) che appare più debole se paragonata su base annua. A ciò si aggiunge un dettaglio non secondario legato alla raccolta ordini: la maggior parte è attesa nella seconda parte dell'anno, un fattore di stagionalità che invita a non cantare vittoria troppo presto.
Un portafoglio ordini blindato e la sfida logistica
Nonostante le accese polemiche e i timori per un’escalation che possa bloccare le rotte navali, l’operatività della Saipem nell’area non ha subito scossoni materiali. I clienti, a detta degli esperti, si stanno dimostrando collaborativi, quasi come se la crisi in atto fosse già stata messa in preventivo nei contratti. L’unico vero elemento di vulnerabilità, al momento, resta di natura logistica: eventuali ritardi nelle forniture potrebbero emergere solo nell’eventualità di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, un’ipotesi che gli analisti circoscrivono temporalmente a un arco che va da fine giugno a luglio. Per ora, inflazione e costi assicurativi restano fattori gestibili. La partita, insomma, si gioca sulla capacità della società di continuare a far quadrare i conti in un quadrante mondiale in cui la geopolitica detta legge, ricavandone guadagni invece che perdite. E il fatto che il titolo continui a volare suggerisce che, per il mercato, la sfida sia già vinta.




