Hantavirus, il monitoraggio sui quattro passeggeri del volo Klm e l’evacuazione della nave alle Canarie
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Redazione Salute
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Non è il solito virus trasmesso dai roditori, quello che ha costretto il ministero della Salute a mettere in moto i protocolli di emergenza: si tratta dell’Hantavirus delle Ande, una variante che presenta una peculiarità inquietante, ovvero la capacità – seppur limitata – di trasmettersi da persona a persona attraverso un contatto stretto e prolungato. A fare scattare l’allarme, ormai diversi giorni fa, è stato un focolaio sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius, diretta verso le Isole Canarie dove è prevista una complessa operazione di evacuazione sanitaria; l’Organizzazione mondiale della sanità, che ha segnalato il cluster il 2 maggio, parla di otto casi collegati all’imbarcazione e tre decessi, con cinque infezioni confermate in laboratorio.
La catena dei contatti e la sorveglianza attiva in Italia
Il vero nodo della vicenda, dal punto di vista della gestione della salute pubblica nazionale, riguarda però le coincidenze di viaggio: quattro cittadini italiani sono finiti sotto la lente d’ingrandimento perché si trovavano a bordo di un volo Klm in coincidenza per Roma, lo stesso sul quale era salita per pochi minuti una donna proveniente dalla nave, poi deceduta a Johannesburg. Le loro tracce non si sono perse: il ministero della Salute ha acquisito i recapiti, trasmettendo immediatamente le informazioni alle regioni di residenza, che risultano essere Calabria, Campania, Toscana e Veneto. Nessuno dei quattro, va detto, mostra al momento sintomi o risultati positivi al contagio; si tratta, in sostanza, di una sorveglianza attiva dettata dal principio di massima cautela, quella che gli esperti definiscono “procedure di valutazione del rischio” in perfetta linea con i dettami internazionali. Un passeggero toscano, in particolare, viene monitorato costantemente, sebbene i sanitari riferiscano che le sue condizioni siano buone e non ci siano evidenze di infezione in corso.
La risposta dell’Oms e le procedure di bordo
Mentre sulla terraferma si rintracciano i contatti, in mare l’emergenza è tutt’altro che rientrata: la MV Hondius sta attualmente facendo rotta verso Las Palmas, nelle Canarie, dove si organizzerà lo sbarco in sicurezza dei passeggeri e dell’equipaggio. A bordo, dal 6 maggio, è salito anche un medico italiano che fa parte dello staff sanitario dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, a supporto delle attività assistenziali. L’Oms, che ha già inviato 2500 kit diagnostici in cinque diversi paesi per potenziare la capacità di testing, ha comunque cercato di abbassare il livello di allarme: le valutazioni congiunte con l’Ecdc indicano un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale, e addirittura molto basso per il continente europeo. Ciò non toglie, però, che la situazione rimanga fluida e complessa da coordinare, coinvolgendo giurisdizioni diverse e dozzine di cittadini stranieri sparsi tra Sudafrica, Europa e isole dell’Atlantico del Sud.
I protocolli in deroga e la gestione dell’emergenza sanitaria
Proprio la capacità di trasmettersi tra umani, sebbene circoscritta e legata a condizioni di prossimità fisica, ha costretto le autorità a non trattare questo episodio come una semplice intossicazione alimentare o un’epidemia locale; si è trattato piuttosto di attivare quei protocolli di “sorveglianza attiva” che in Italia solitamente vengono riservati a patologie ben più contagiose. I quattro viaggiatori italiani, che si trovavano nell’aeroporto di Roma per una coincidenza (nello stesso momento in cui la futura vittima sostava in transito), sono stati rintracciati attraverso le liste di volo: un lavoro certosino che ha permesso di circoscrivere l’area di osservazione a poche unità, evitando inutili allarmismi tra gli altri passeggeri del volo internazionale. La nave, intanto, resta al largo in attesa del via libera per l’attracco definitivo; una procedura, questa, che gli ufficiali sanitari stanno gestendo con il supporto logistico delle autorità spagnole, alle quali è stato richiesto di allestire una zona di quarantena temporanea nel porto per completare le valutazioni mediche su ogni singolo sbarco.




