Leone XIV: «Preoccupato per le violenze in Sahel». E un grazie alle Canarie per la nave Hondius
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Redazione Esteri
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La voce del Pontefice, ieri al termine del Regina Caeli in piazza San Pietro, si è fatta più cupa nel momenti in cui ha voluto puntare i riflettori su una regione – quella del Sahel – che troppo spesso i media tradizionali lasciano nell’ombra. «Ho appreso con preoccupazione le notizie sull’aumento delle violenze nella Regione del Sahel, in particolare in Ciad e in Mali, colpiti da recenti attacchi terroristici», ha dichiarato Leone XIV. Parole che arrivano al termine di una settimana funestata da decine di vittime, come i quaranta morti (almeno stando alle prime ricostruzioni) registrati in due soli giorni di scontri intercomunitari nella provincia di Wadi-Fira, nell’est del Ciad. L’appello del Papa, in questo senso, è parso netto: si fermi la spirale di sangue e si dia spazio a gesti concreti di pace, perché «ogni sforzo per la pace e lo sviluppo in quell’amata terra» – ha detto ancora – merita incoraggiamento e sostegno.
L’attualità della fede e il «ricatto» che non c’è
Prima di affrontare il tema della sicurezza internazionale, però, il Papa aveva dedicato la catechesi del Regina Caeli a un passo evangelico – «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» – per sciogliere quello che ha definito un «equivoco» di fondo. Troppo spesso, ha spiegato Leone XIV, si finisce per credere che l’osservanza delle regole sia una condizione per meritarsi l’amore divino, quasi fosse un ricatto. Niente di più lontano dalla verità, perché «i comandamenti del Signore sono un ordine di vita che ci risana da falsi amori; sono uno stile spirituale, che è via alla salvezza». Un ragionamento, quello del Pontefice, che ha voluto restituire alla morale cristiana la sua autentica natura: non un peso da sopportare sotto lo sguardo di un giudice severo, ma una bussola per orientarsi nel caos delle passioni e delle scelte quotidiane.
Un ringraziamento alle Canarie e il pensiero per tutte le madri
Nello stesso intervento, Leone XIV ha trovato il modo per rivolgere un ringraziamento esplicito alle Isole Canarie, dove nei giorni scorsi è potuta approdare la nave Hondius. Un gesto di riconoscenza, quello del Papa, che sottolinea l’importanza dell’accoglienza in un’Europa spesso tentata di chiudere i porti alla disperazione altrui. Senza tralasciare, poi, un pensiero affettuoso «a tutte le mamme» – in coincidenza con la ricorrenza della festa della madre – perché siano loro, ha lasciato intendere, le prime custodi di quella tenerezza senza la quale nessuna società può dirsi civile. Il tono, in quei passaggi, è diventato più lieve, quasi familiare, senza però mai scadere nella retorica stucchevole.
La fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel e la giustizia sociale
Le maglie del discorso papale si sono strette ulteriormente quando il Pontefice ha ricevuto, per la prima volta da quando siede sulla cattedra di Pietro, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel. Un ente – istituito nel 1984 da Wojtyła – nato con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo integrale delle popolazioni dell’Africa subsahariana. Nelle scorse settimane, lo stesso organismo si è riunito a Dakar per adottare nuovi statuti, eleggere il presidente e designare nuovi membri del consiglio. Di fronte a loro, Leone XIV ha ribadito un concetto che gli sta particolarmente a cuore: soccorrere i vulnerabili non è un atto di carità facoltativa, ma «una questione di giustizia» prima ancora che di misericordia. Una cornice, questa, che riporta l’attenzione sulle disuguaglianze economiche e climatiche – due piaghe che aggravano i conflitti nel Sahel – senza però offrire facili soluzioni o scenari consolatori.




