Rosy Bindi e Andrea Crisanti: le Tesla tra polemiche e scelte personali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Rosy Bindi, ex presidente del Partito Democratico, ha recentemente rivelato di aver scoperto, quasi per caso, di possedere un piccolo pacchetto di azioni Tesla. La notizia è emersa durante un’intervista alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, dove l’ex parlamentare ha spiegato di essersi affidata alla propria banca per gestire alcuni risparmi, senza rendersi conto che tra gli investimenti figuravano anche titoli legati all’azienda di Elon Musk. «Ho venduto immediatamente quelle azioni», ha dichiarato Bindi, sottolineando come la sua scelta sia stata dettata da una precisa distanza etica rispetto al magnate statunitense, noto per posizioni politiche e imprenditoriali spesso controverse.

La vicenda di Bindi si inserisce in un contesto più ampio, che vede la sinistra italiana divisa sul tema delle auto elettriche prodotte da Tesla. Se da un lato c’è chi, come i coniugi Fratoianni, ha deciso di disfarsi della propria vettura definendola «un peso politico», dall’altro c’è chi, come il virologo e senatore Pd Andrea Crisanti, ha scelto di tenersi stretta la sua Tesla, difendendo con fermezza la propria posizione.

Crisanti, ospite della stessa trasmissione radiofonica, ha infatti ribadito di non avere alcuna intenzione di vendere l’auto, nonostante le polemiche che circondano il fondatore dell’azienda. «È fatta da tanti ingegneri e tecnici efficienti, non solo da Musk», ha precisato il senatore, aggiungendo una riflessione più ampia: «Se dovessimo liberarci di tutto quello che eticamente non ci piace, allora pure tutta l’architettura razionalista, perché vicina al fascismo, andrebbe distrutta». Una provocazione che mira a sottolineare come il valore di un prodotto non debba necessariamente coincidere con l’immagine del suo creatore.

Mentre Bindi ha preferito prendere le distanze, liquidando l’investimento in Tesla come un errore da correggere, Crisanti ha invece scelto di difendere la propria scelta, evidenziando come l’auto rappresenti il frutto del lavoro di migliaia di professionisti e non solo l’emblema di una singola figura. Due approcci diversi, che riflettono altrettante visioni su come affrontare il legame tra etica e consumo in un’epoca in cui le scelte personali sono sempre più spesso oggetto di scrutinio pubblico.

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