Ancona capitale della cultura 2028, Ferretti: “Nel suo mare l’energia creativa”
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Redazione Interno
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La notizia, arrivata nel pomeriggio di mercoledì nella Sala Spadolini del Ministero, ha un sapore particolare per chi quelle acque le ha percorse idealmente sin dagli esordi. Dante Ferretti, il tre volte premio Oscar originario di Macerata, non ha nascosto l’emozione per il Titolo di Capitale italiana della Cultura 2028 assegnato ad Ancona, un riconoscimento che porta la firma anche del suo ingegno. “Ancona è nel mio cuore”, ha dichiarato lo scenografo, ricordando come proprio lì, tra il monte Conero e le banchine del porto, sia nata la sua carriera: una circostanza che, per ironia della sorte, lo riportava nella sua stessa regione dopo essere partito per Roma, ma che gli regalò l’ispirazione decisiva per Federico Fellini in “E la nave va”. Sarà lui, del resto, a ricoprire il ruolo di direttore artistico del Museo della Civiltà del Mare Adriatico, uno dei progetti portanti del dossier vincitore “Ancona. Questo adesso”.
Il dossier del “fare” e la sconfitta di Forlì
A convincere la giuria, presieduta da Davide Maria Desario, è stata la solidità di un programma che intreccia archeologia, rigenerazione urbana e partecipazione giovanile. Il ministro Alessandro Giuli, nell’annunciare il verdetto unanime, ha parlato di un modello di progettazione innovativa e sostenibile, capace di trasformare i giovani da semplici spettatori in co-creatori di eventi. Un verdetto che ha lasciato fuori nove finaliste, tra cui Forlì. Gianfranco Brunelli, vicepresidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e responsabile delle “Grandi mostre” del Museo San Domenico, ha commentato la sconfitta con serenità, quasi con la consapevolezza che l’arrivo in finale fosse già di per sé un premio alla serietà e alla qualità del progetto portato avanti dalla sua città.
Un viaggio nel tempo tra le radici doriche e il tesoro del Mandracchio
Il percorso che porterà Ancona a rivestire questo ruolo, nel 2028, si annuncia come un’immersione in tremila anni di storia. Luigi Gallo, direttore della Direzione regionale dei Musei nazionali delle Marche, ha delineato i contorni di un programma che vedrà il Museo Archeologico Nazionale protagonista. Si lavorerà per restituire centralità al porto come luogo di scambi, e un ruolo chiave lo avrà la cosiddetta “sala del tesoro di Ancona”: un’eccezionale collezione di undici chili di monete d’oro, in gran parte seicentesche, scoperte nel 1928 al Mandracchio. Un ritrovamento che, dopo cent’anni, tornerà finalmente alla piena fruizione pubblica, raccontando il respiro europeo di uno scalo che guardava oltre l’Adriatico. Allo stesso tempo, l’allestimento di Palazzo Ferretti si arricchirà di un racconto simbolico del femminile, che va dalla Venere di Frasassi a quella enigmatica del Ciottolo, attraversando millenni di ritualità e spiritualità.
Il mare di Ferretti e il punto di vista di Colle di Val d’Elsa
Tra i fili conduttori del progetto, il mare rappresenta l’energia creativa che lo scenografo premio Oscar intende trasformare in “narrazione cinematografica universale”. Ma se per Ancona è tempo di festa, per Colle di Val d’Elsa, altra finalista di peso, prevale un sentimento più misurato. C’è, nei colligiani, una qualità antica quasi liturgica: la diffidenza. Come la descriveva Enzo Sammicheli, detto Burasca, sindaco e fine osservatore delle pieghe morali della sua comunità, non si tratta di gretta chiusura, ma di una vigilanza dell’animo, un istinto affinato dal tempo che concede fiducia con parsimonia. Per quella comunità, il mancato riconoscimento si tinge di una tristezza lucida, fatta di orgoglio per il lavoro svolto e di una ritrovata consapevolezza delle proprie potenzialità.




