La riforma sulla separazione delle carriere e i nodi irrisolti della giustizia
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Redazione Interno
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L'iter della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati si è concluso in Senato, un passaggio cruciale che, tuttavia, non sembra aver scalfito l'emergenza giustizia. L'approvazione, avvenuta in un clima di forte contrapposizione politica, ha interessato per lo più gli addetti ai lavori e una schiera di commentatori, i quali hanno spesso narrato l'accaduto senza offrire un'analisi approfondita di una questione che, in realtà, tocca da vicino la vita di tutti i cittadini. Il provvedimento, infatti, opera principalmente per scindere in modo netto le carriere tra i magistrati inquirenti e quelli giudicanti, una scelta di principio che, da sola, non affronta i problemi più concreti e sentiti, come la lungaggine dei processi e la conseguente giustizia denegata per chi attende anni, se non decenni, una sentenza definitiva.
Il monito di Pinelli e il rischio delegittimazione
A poche ore dal voto, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, è intervenuto durante un forum, lanciando un appello affinché il dibattito sui temi della giustizia prosegua senza cadere nella delegittimazione dell'intera magistratura. Citando Montesquieu, secondo il quale "ad ogni avanzamento di un potere corrisponde un arretramento dell'altro", Pinelli ha sottolineato la necessità di un dialogo costruttivo, auspicando che la magistratura stessa non finisca per essere risucchiata nell'agone politico, un pericolo sempre più concreto nei mesi che precederanno il referendum confermativo.
Lo scontro politico e la caccia ai testimonial
Quello che si prospetta, intanto, è un caravanserraglio politico dove destra e sinistra sono già ai ferri corti, con la prima che esulta per il traguardo raggiunto e la seconda che alza il vessillo della protesta contro quelli vengono definiti come "pieni poteri". La campagna referendaria, stando così le cose, rischia di trasformarsi in una sterile caccia a testimonial d'eccezione, dove le posizioni si semplificano fino a diventare argomento da conversazione, svuotate del loro reale contenuto tecnico-giuridico.
Le critiche di Gherardo Colombo alla riforma
Dalle colonne di un quotidiano, l'ex magistrato Gherardo Colombo ha espresso un netto dissenso verso l'impianto della riforma, evidenziandone diverse criticità. Secondo la sua analisi, la creazione di un Csm separato per i pubblici ministeri, unitamente al meccanismo di nomina per sorteggio indiscriminato e all'istituzione dell'Alta corte disciplinare, non farebbe che ridurre "a un lumicino" l'indipendenza e l'autonomia dei magistrati. Colombo osserva, in particolare, una contraddizione di fondo: la riforma, che nelle intenzioni dichiarate mirava a limitare il potere dei pm, finirebbe paradossalmente per accrescerlo, minando quelle garanzie fondamentali per la tutela dei diritti della persona che dovrebbero essere il cardine di ogni sistema giudiziario.




