Riccardo Cocciante si fa in quattro tra nuovo disco, tour, docufilm e l’eterna Notre Dame

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ottant’anni compiuti il 20 febbraio scorso, eppure l’anagrafe per Riccardo Cocciante sembra essere soltanto una formalità burocratica, un numero che poco ha a che vedere con l’irrequietezza creativa di un artista che continua a guardare avanti con la stessa urgenza espressiva degli esordi. Il cantautore nato a Saigon, in Vietnam, da madre francese e padre italiano, ha scelto un 2026 densissimo di impegni per ribadire la propria centralità nel panorama musicale, declinandosi in quattro progetti paralleli che lo vedono protagonista assoluto: un nuovo album di inediti a distanza di ventun anni da Songs (che era del 2005), un tour estivo che attraverserà le location più suggestive della penisola, un docufilm biografico appena approdato su RaiPlay e, naturalmente, il perpetuo ritorno a teatro di Notre Dame de Paris, l’opera popolare moderna che dal suo debutto francese ha collezionato diciotto milioni di spettatori in tutto il mondo, adattata in nove lingue e portata in scena in ventiquattro paesi con oltre cinquemilaseicento repliche.

L’album, che porta il Titolo emblematico di Ho vent’anni con te ed è disponibile dal 13 marzo in streaming, in vinile arancione, in vinile nero e naturalmente in compact disc, rappresenta una sorta di viaggio a ritroso nel cassetto dei sogni del musicista: le dodici tracce che lo compongono, infatti, non sono state concepite in quest’ultimo periodo ma costituiscono il frutto di anni di lavoro, canzoni rimaste sopite e poi riesumate per l’occasione, registrate peraltro in presa diretta con i musicisti – Alfredo Golino alla batteria, Roberto Gallinelli al basso, Luciano Zanoni al pianoforte, Ruggero Brunetti e Davide Gobello alle chitarre, più un nutrito gruppo di coristi – chiamati a suonare simultaneamente come se si trattasse di un’esibizione dal vivo, proprio per restituire quella chimica che in fase di incisione spesso si perde.

La genesi di un disco collettivo e la ricerca dell’autenticità perduta

Nel raccontare la nascita di Ho vent’anni con te durante l’incontro con la stampa milanese negli spazi della Sony, Cocciante ha sottolineato come la collaborazione con gli autori dei testi sia stata determinante nel definire l’identità del lavoro: accanto a lui figurano nomi del calibro di Pasquale Panella, Luc Plamondon – l’altra metà artistica di Notre Dame –, il compianto Jean-Loup Dabadie, la scrittrice Françoise Sagan che firmò il testo di Un uomo in armi, Mogol e Beppe Dati, un eclettico assemblage di sensibilità poetiche diverse che hanno dialogato con la musica del compositore. L’idea di fondo, quella di tornare a un approccio primigenio alla musica, emerge con forza anche nella scelta di registrare in presa diretta: «L’interazione tra un musicista e l’altro è fondamentale», ha spiegato il maestro, «un musicista suona diversamente se ha un altro musicista di fronte, e assemblare una canzone con pezzetti presi da sessioni diverse rende tutto artificioso».

Parallelamente all’uscita discografica, e grazie al nuovo accordo tra Sony Music Italy e la storica etichetta Boventoon, l’intero repertorio internazionale dell’artista diventa per la prima volta disponibile sulle piattaforme di streaming, un’operazione che permette di riscoprire non solo i grandi classici come Margherita o A mano a mano ma anche le incisioni in francese e in spagnolo che hanno segnato la sua carriera europea. Il docufilm Il mio nome è Riccardo Cocciante, diretto da Stefano Salvati e trasmesso in prima serata su Raiuno la scorsa settimana, ripercorre proprio questa parabola esistenziale e professionale attraverso materiali inediti e fotografie d’archivio, ed è ora visibile sulla piattaforma RaiPlay, offrendo uno spaccato intimo di un uomo che della riservatezza ha fatto una cifra stilistica.

Il ritorno sui palchi tra classici e nuove melodie

Se il disco rappresenta il capitolo più personale di questo 2026 cocciantiano, il tour estivo Io… Riccardo Cocciante nel 2026 ne costituisce la naturale proiezione dal vivo, con un calendario fittissimo che prenderà il via il 20 giugno dal Parco San Valentino di Pordenone per snodarsi attraverso l’Italia fino alla chiusura del 12 settembre allo Sferisterio di Macerata. Tappe imperdibili quelle del 25 giugno in Piazza San Marco a Venezia, del 30 giugno al Teatro Greco di Siracusa, del 4 luglio all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, del 29 agosto al Riccione Music City in Piazzale Roma e del 9 settembre al Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano, location che dialogano con la musica in un connubio di arte e paesaggio che l’artista ha sempre prediletto. In scaletta, accanto ai nuovi brani, non potranno mancare i successi che hanno attraversato generazioni: l’artista ha confessato di non poter deludere il pubblico che viene ai concerti soprattutto per riascoltare quelle canzoni, anche se salire sul palco continua a procurargli quell’ansia benefica che tiene viva l’attenzione.

L’eterno ritorno di Notre Dame e i numeri di un fenomeno globale

A fare da contraltare ai riflettori puntati sul nuovo repertorio, naturalmente, c’è il kolossal Notre Dame de Paris, che dal 26 febbraio ha ripreso la sua instancabile marcia nei teatri italiani partendo dal Teatro Arcimboldi di Milano, dove rimarrà in scena fino al 29 marzo per poi proseguire in tutta la penisola con un calendario che si protrarrà fino al 6 gennaio 2027, quando a Roma si chiuderà il cerchio di questo venticinquesimo anniversario dalla prima messa in scena italiana. Lo spettacolo, che ha già superato i duecentocinquantamila biglietti staccati prima ancora di iniziare la tournée, vede nel cast volti ormai familiari al pubblico come Giò Di Tonno nei panni di Quasimodo, Vittorio Matteucci in quelli di Frollo, Graziano Galatone come Febo ed Elhaida Dani nel ruolo di Esmeralda, insieme a Camilla Rinaldi che interpreta Fiordaliso. La forza di quest’opera, come ha più volte ribadito Cocciante, risiede nella sua natura ibrida: non un musical tradizionale, non un’opera lirica, ma una sequenza di canzoni pop-rock legate l’una all’altra dalla narrazione del romanzo di Victor Hugo, capaci di reggere il confronto con i tempi e di parlare ancora oggi ai giovani grazie ai temi universali dell’emarginazione, della paura del diverso e dell’amore impossibile.

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