Il tesoro fa incetta di propri btp: il 2 aprile asta per riacquistare fino a 3 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’economia e delle finanze, come si legge nella nota diffusa nella giornata di oggi, ha ufficializzato l’intenzione di procedere – in data 2 aprile 2026 – a un’operazione di riacquisto di titoli di Stato sul mercato secondario, un meccanismo che, va detto, non è affatto scontato in una fase di mercato complessa come quella attuale, caratterizzata da tassi ancora elevati e da una gestione attenta del debito pubblico. L’asta, che sarà ospitata presso la Banca d’Italia, prevede una modalità competitiva e resta riservata esclusivamente agli operatori Specialisti in titoli di Stato, cioè quelle controparti qualificate che agiscono da market maker sui nostri bond. L’importo massimo messo in campo dal Tesoro, per questa specifica tornata di acquisti, ammonta a 3.000 milioni di euro, una cifra tutt’altro che simbolica se si considera che verrà interamente finanziata attingendo alle eccedenze di liquidità accumulate sul “Conto disponibilità”, il deposito che lo stesso Tesoro detiene presso Palazzo Koch.

Quattro btp nel mirino, con scadenze tra il 2027 e il 2028

Nel dettaglio, i titoli oggetto del riacquisto sono quattro: tutti Btp, nessun altro tipo di strumento. Si parte con il codice ISIN IT0005390874, un Btp emesso il 15 novembre 2019 e in scadenza il 15 gennaio 2027, che paga una cedola annuale dello 0,85%. Il secondo è l’IT0005274805, emesso il 4 luglio 2017 e con scadenza fissata al 1º agosto 2027; la sua cedola, più generosa rispetto alla precedente, raggiunge il 2,05%. C’è poi l’IT0005433690, un Btp nato il 18 gennaio 2021 e destinato a scadere il 15 marzo 2028, dallo 0,25% di cedola. Chiude la lista l’IT0005445306, emesso il 17 maggio 2021, con ultimo giorno di vita fissato al 15 luglio 2028 e una cedola dello 0,50%. Su almeno uno di questi strumenti – precisamente i primi due, segnalati con un asterisco nella tabella del Mef – esiste una particolarità tecnica non secondaria: sono stati emessi, in tutto o in parte, con tranche “ad hoc” per operazioni di pronti contro termine (repo), il che ne influenza la liquidità e la distribuzione sul mercato.

Un’operazione di cassa che guarda alla gestione attiva del debito

Utilizzare le eccedenze liquide del conto tesoreria per comprare propri titoli, invece di lasciarle dormienti o impiegarle in strumenti a breve termine, rappresenta una scelta di gestione finanziaria attiva. Il meccanismo, in fondo, è semplice: il Tesoro rientra in possesso di porzioni del proprio debito prima della scadenza naturale, abbassando contestualmente l’ammontare complessivo dei titoli in circolazione. L’asta competitiva riservata agli specialisti garantisce che i prezzi di riacquisto riflettano le condizioni di mercato in tempo reale, senza distorsioni. Non si tratta, va precisato, di un’operazione di sostegno diretto ai corsi dei Btp, bensì di una gestione ordinaria della liquidità pubblica che, peraltro, riduce il costo futuro del servizio del debito laddove i titoli riacquistati presentino cedole superiori ai rendimenti correnti di mercato.

Il contesto delle emissioni di aprile: tra collocamenti e riacquisti

Nel più ampio programma delle emissioni di aprile 2026, che prevede due collocamenti dedicati ai Btp con scadenze medio-lunghe fissati per il 10 e il 29 del mese, l’operazione di riacquisto del 2 aprile si inserisce come un elemento complementare e, in qualche modo, speculare. I Btp, lo si ricorda, riconoscono interessi a tasso fisso con cedole semestrali e coprono un arco temporale molto esteso – da soli 3 anni fino a orizzonti ultralunghi di 50 anni. La remunerazione per chi li detiene deriva sia dalle cedole periodiche sia dall’eventuale differenza positiva tra il prezzo di sottoscrizione (o di acquisto sul mercato) e il valore nominale restituito alla scadenza. Con questo riacquisto selettivo, il Ministero guidato da Giorgetti (attuale ministro, confermato anche dopo le ultime modifiche di governo) sceglie di concentrarsi su quattro scadenze ravvicinate tra loro, tutte collocate tra il 2027 e il 2028, lasciando fuori le emissioni più lunghe e quelle a tasso variabile. Nessuna dichiarazione ufficiale, al momento, accompagna l’operazione con indicazioni strategiche di lungo periodo.

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