La 499P numero 50 firma la pole a Imola, Giovinazzi stende la Toyota sull’ultimo respiro
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Redazione Sport
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Quando mancano pochi secondi alla bandiera a scacchi, l’ordine della griglia non è ancora stato scritto. Succede, in un campionato come il Fia WEC dove la Hyperpole, quella sessione che di fatto decide le prime posizioni, condensa in mezz’ora la pressione di un intero weekend. Eppure, sul tracciato intitolato a Enzo e Dino Ferrari, nessuno si aspettava un epilogo tanto serrato: Antonio Giovinazzi, alla guida della Ferrari 499P numero 50 – quella stessa vettura con cui l’equipaggio campione in carica ha dominato la scorsa stagione –, ha trovato il giro perfetto proprio allo scadere, beffando la Toyota per appena undici millesimi. Una frazione di tempo che sulla carta non significa nulla, ma che in qualifica pesa come un macigno.
Una Hyperpole decisa dai dettagli, tra gomme e temperature di pista
La sessione, va detto, aveva preso una piega tutt’altro che scontata. Le Toyota, tradizionalmente efficaci sul giro secco, sembravano avere il passo giusto per strappare la prima pole dell’anno; ma il caldo asfalto imolese – condizione non sempre favorevole alle giapponesi – ha finito per esaltare il comportamento meccanico della rossa. Giovinazzi, che già nelle libere aveva mostrato un buon feeling con la vettura, ha sfruttato ogni millimetro della via di fuga al Rivazza, senza mai eccedere nei cordoli. Un giro pulito, chirurgico, dove ogni inserimento in curva anticipava il successivo allungo sui rettilinei. La McLaren, dal canto suo, ha dominato la categoria LMGT3: un segnale chiaro per il costruttore britannico, che in endurance sta investendo risorse importanti e che a Imola ha trovato il bilanciamento ideale tra potenza del motore e gestione degli pneumatici Goodyear, fornitore unico per le granturismo.
La sfida delle hypercar si gioca anche sulle strategie di squadra
Non è un caso che la pole porti la firma dell’equipaggio numero 50. La Ferrari, che proprio qui a Imola aveva inaugurato il suo programma hypercar due anni fa, ha dimostrato di aver mantenuto quella capacità di lettura della gara a caldo che spesso fa la differenza nei turni cronometrati. A differenza di altre serie, nel WEC la qualifica non è solo una questione di pilota: il muretto box gestisce i finestre di attivazione degli pneumatici, sceglie il momento per il push finale e calcola l’usura del carburante. Giovinazzi ha avuto a disposizione un solo tentativo pulito nell’ultimo giro utile; e lo ha sfruttato senza incertezze, lasciando sulla griglia di partenza la Toyota numero 7 e la Cadillac, terza a sorpresa davanti alle Porsche ufficiali.
McLaren in vetta alla LMGT3, Goodyear al centro del dibattito tecnico
Nella categoria riservata alle granturismo, la battaglia non è stata meno intensa. La McLaren, che schiera la 720S GT3 Evo, ha conquistato la testa della classe con un margine netto, mettendo in difficoltà le più titolate Porsche e BMW. Il ruolo di Goodyear, in questo contesto, è risultato determinante: l’americana fornisce pneumatici a tutte le LMGT3, e la sua capacità di adattare mescole e costruzioni ai diversi telai è diventata un fattore discriminante. A Imola, dove l’asfalto presenta grip variabile tra la zona del Tamburello e le varianti più lente, la gestione termica delle coperture ha premiato chi, come il team britannico, ha saputo preservare la finestra di utilizzo fino all’ultimo giro di Hyperpole.




