Inflazione al 3,8%, la Bce di fronte al rischio di una nuova stretta

Inflazione al 3,8%, la Bce di fronte al rischio di una nuova stretta
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SCIENZA E TECNOLOGIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il 2 ottobre Eurostat ha comunicato l'aumento a settembre al 3,8 per cento dell'inflazione nell'Eurozona dal 3,2 di agosto.

Si può già cominciare a prevedere sin d'ora quel che decideranno in materia di politica monetaria il Comitato della Federal Reserve, che si riunirà il 27 e 28 ottobre, e il Consiglio direttivo della Bce, convocato per il successivo giorno 29? È molto difficile, perché bisognerà valutare i dati delle prossime settimane, in particolare inflazione e rendimento dei titoli pubblici, per cominciare a dedurne, pur nella diversità delle due situazioni, Usa e Unione, quale potrà essere l'orientamento della politica monetaria.

L'accelerazione dei prezzi riporta il costo della vita ben al di sopra dell'obiettivo del 2 per cento fissato dalla Banca Centrale Europea e riapre il dibattito su nuovi rialzi dei tassi di interesse. A spingere maggiormente i prezzi è stata ancora una volta l'energia, che ha registrato un balzo del 18,8 per cento su base annua rispetto al 14,3 di agosto, mentre anche i servizi hanno mostrato una nuova accelerazione, salendo al 3,2 per cento dal 3,0 precedente.

I prezzi dei beni alimentari, alcol e tabacco sono avanzati dell'1,4 per cento, in lieve rialzo rispetto all'1,1 di agosto, mentre i beni industriali non energetici hanno segnato un aumento dell'1,1 per cento, in leggero indebolimento dal +1,2 del mese precedente. Escludendo le componenti più volatili, l'inflazione core si è attestata al 2,5 per cento, in marginale crescita dal 2,4 di agosto.

Le mosse già annunciate dall'Eurotower

La Bce ha già alzato i tassi l'11 giugno e il 10 settembre, portando i tassi sui depositi al 2,50 per cento, quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65 e quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginali al 2,90. Con l'inflazione che si avvicina al 4 per cento, aumentano le pressioni sull'Eurotower affinché intervenga nuovamente.

I mercati scommettono tuttavia ancora su un tasso sui depositi fermo al 2,50 per cento, con una probabilità di un rialzo a ottobre attorno al 29 per cento; il prossimo aumento viene considerato più probabile al termine dell'ultima riunione dell'anno, in calendario il 17 dicembre, con una probabilità che oscilla attorno al 65 per cento.

Il quadro è reso più complesso dal fatto che gli elevati costi energetici non hanno ancora generato quegli effetti di secondo impatto che potrebbero innescare una spirale inflazionistica difficile da arrestare. L'aumento contenuto dell'indice core suggerisce che la Bce possa attenersi alla sua risposta definita "misurata", un concetto che i mercati interpretano come rialzi a intervalli regolari, magari in coincidenza con le proiezioni economiche trimestrali. Tuttavia, i responsabili della politica monetaria riconoscono che le loro stesse proiezioni restano troppo incerte.

Lo scenario sul debito pubblico

A complicare il quadro concorrono le condizioni del mercato obbligazionario. Il costo del denaro è salito bruscamente, soprattutto perché l'impennata dei rendimenti statunitensi, ai massimi degli ultimi 24 anni, incide su tutti i debitori. Ma gli investitori chiedono anche un premio maggiore per detenere attività più rischiose. Lo spread sul debito francese rispetto ai titoli tedeschi analoghi ha toccato i massimi degli ultimi decenni, sollevando interrogativi sulla sostenibilità del debito.

Secondo alcuni analisti, il fattore decisivo per la prossima decisione sui tassi potrebbe essere la stabilità finanziaria più che l'inflazione, con la Bce che potrebbe preferire restare in attesa per non aggiungere turbolenza ai mercati.

Sullo sfondo resta la questione della leadership dell'istituto di Francoforte. Christine Lagarde, il cui mandato scade nell'ottobre 2027, non ha escluso la possibilità di lasciare l'incarico qualche mese prima della scadenza. In un'intervista pubblicata a fine settembre, ha dichiarato: "Non escludo la possibilità di andarmene qualche mese prima della fine del mio mandato, ma non ho annunciato nulla di specifico e una cosa è certa: sarò ancora qui nel 2027". La presidente ha aggiunto che, qualora partisse in anticipo, si tratterebbe comunque di una questione di pochi mesi.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.