Famiglia nel bosco, reclamo sull’ordinanza: contestati tempi e tutele
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Redazione Interno
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La famiglia nel bosco prepara un nuovo passaggio giudiziario contro l’ordinanza che ha disposto il graduale riavvicinamento dei tre bambini ai genitori: il reclamo sarà depositato giovedì 10 settembre davanti alla Corte d’Appello. La difesa di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham chiederà una profonda revisione del provvedimento, concentrandosi in particolare sulle questioni legate alla salute dei minori e sul rispetto dei diritti costituzionali della famiglia. L’iniziativa arriva mentre vengono definite concretamente le modalità con cui dovrà procedere il percorso verso il rientro a casa, che non è stato autorizzato in forma immediata e definitiva.
Il confronto con i servizi sociali e la richiesta di accelerare
Il passaggio giudiziario si intreccia con il lavoro dei servizi sociali incaricati di applicare il provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Simone Pillon ha incontrato il gruppo di professionisti che segue il caso, compresa la nuova assistente sociale Giuseppina Tittaferrante, chiamata ad affiancare il team già impegnato nel percorso familiare. Il legale ha contestato soprattutto il tempo trascorso tra la comunicazione dell’ordinanza e il confronto operativo, avvenuto dopo 10 giorni. Una distanza temporale che, nella posizione espressa dalla difesa, avrebbe sottratto ai bambini la possibilità di iniziare prima gli incontri previsti con i genitori.
Da qui la richiesta che i prossimi adempimenti vengano gestiti con tempi più ridotti, evitando che i passaggi burocratici rallentino l’attuazione delle disposizioni già adottate. L’avvocato ha spiegato che la famiglia intende collaborare con i soggetti coinvolti per individuare una soluzione condivisa e limitare il disagio dei minori durante questa fase. Il punto centrale non riguarda soltanto la durata complessiva del procedimento: l’obiettivo della difesa è fare in modo che gli spazi concessi dal provvedimento diventino effettivamente utilizzabili e che le modalità organizzative non comprimano ulteriormente il rapporto tra figli e genitori.
Scuola pubblica e incontri pomeridiani nel percorso di rientro
Un altro elemento definito riguarda l’organizzazione scolastica. I figli della coppia frequenteranno una scuola pubblica e non avranno il tempo prolungato, una soluzione che dovrebbe mantenere disponibili i pomeriggi per gli incontri familiari e lasciare liberi i fine settimana in vista dei successivi rientri. I due gemelli saranno inseriti in seconda elementare, mentre la figlia maggiore, di 9 anni, frequenterà la quarta; resta da stabilire se i più piccoli saranno collocati nella stessa classe oppure separati. La difesa ha riferito di avere ricevuto rassicurazioni sulla compatibilità tra gli orari delle lezioni e il programma stabilito per il riavvicinamento.
L’inserimento a scuola dovrà inoltre tenere conto delle indicazioni elaborate dal servizio di neuropsichiatria infantile. La richiesta è che quelle modalità vengano applicate integralmente, con l’obiettivo di contenere lo stress legato al passaggio verso un ambiente scolastico nuovo e di proteggere i minori da attenzioni e curiosità eccessive. La questione dell’istruzione ha avuto un peso rilevante nella storia della famiglia, che prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria aveva scelto un percorso educativo alternativo alla frequenza tradizionale. Il nuovo assetto scolastico diventa ora uno degli elementi concreti attorno ai quali organizzare la quotidianità dei figli durante la fase di transizione.
Il riavvicinamento resta graduale e vincolato alle verifiche
L’ordinanza non prevede il ritorno immediato e stabile nell’abitazione di Palmoli. Il percorso stabilito dai giudici parte da rientri pomeridiani e contempla successivamente permanenze notturne nei weekend, mentre i minori continuano per ora a essere collocati nella struttura protetta di Vasto. L’ampliamento degli spazi trascorsi con i genitori è inserito in un meccanismo progressivo, collegato anche alle valutazioni dei professionisti incaricati di seguire l’evoluzione del rapporto familiare. È proprio l’eccessiva gradualità del sistema uno dei punti sui quali la difesa ha già manifestato dissenso, sostenendo che il provvedimento non abbia accolto integralmente le indicazioni favorevoli a un ricongiungimento più rapido.
La controversia arriva dopo un procedimento iniziato con l’allontanamento dei figli dalla casa nel bosco nel novembre 2025 e proseguito attraverso valutazioni sulle condizioni abitative, sull’istruzione e sulle capacità genitoriali. Nei mesi successivi il caso ha coinvolto consulenti e specialisti chiamati a esaminare la situazione della coppia e dei minori, mentre i genitori hanno continuato a chiedere il ritorno dei figli. Il recente provvedimento del tribunale ha aperto la strada a una presenza progressivamente maggiore nella vita familiare senza però stabilire un ricongiungimento pieno e immediato: sarà ora il nuovo atto giudiziario a chiedere una revisione dei punti contestati dalla difesa.
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