Il congedo paritario per i neogenitori affossato in commissione, la maggioranza blinda lo stop

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’equilibrio nella suddivisione dei compiti di cura, quel sottile ma sostanziale riequilibrio che permetterebbe a entrambi i genitori di godere appieno della nascita di un figlio senza che questo si traduca in un ostacolo professionale per la madre, è stato nuovamente accantonato. La commissione Bilancio della Camera, recependo i rilievi della Ragioneria generale dello Stato, ha infatti bocciato la proposta di legge, sottoscritta da tutti i partiti di opposizione e con Elly Schlein in qualità di prima firmataria, che mirava a introdurre un congedo obbligatorio e paritario di cinque mesi per madri e padri, retribuito al cento per cento della stipendio. Un parere soppressivo, questo approvato dalla maggioranza, che di fatto cancella il testo senza che se ne potesse nemmeno discutere la merito in Aula -2-3-6.

Il nodo, formalmente, è quello delle coperture finanziarie. La Ragioneria, attraverso la relazione firmata dalla ragioniera generale Daria Perrotta, ha giudicato la copertura indicata nel provvedimento “inidonea” e formulata in “termini meramente programmatici” -2-3. Il testo faceva riferimento alla rimodulazione o all’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, i cosiddetti Sad, per far fronte a un onere che, secondo le stime – seppur parziali perché limitate agli iscritti Inps del settore privato – si aggirerebbe intorno ai 3,7 miliardi di euro per il solo 2026, per arrivare a superare i 4,5 miliardi annui a partire dal 2035 -3-6. A questi, si aggiungerebbero i costi per l’innalzamento al cento per cento dell’indennità di maternità, già oggetto dell’articolo 1 della proposta, e la necessità di integrare la stima con i dati relativi al pubblico impiego e, in particolare, al comparto scuola -3.

L’iter parlamentare e le accuse di ostruzionismo

Al di là dei numeri e dei pareri tecnici, ciò che le opposizioni contestano è il metodo con cui si è giunti alla bocciatura. La deputata Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio, ha parlato di un vero e proprio “imbroglio perfetto” -4-8. La dinamica, secondo quanto ricostruito, vedrebbe la richiesta di una relazione tecnica partita dalla commissione Lavoro, quella di merito; una volta predisposta dall’Inps, però, la Ragioneria non l’avrebbe trasmessa tempestivamente, portando la commissione Lavoro a rinviare il provvedimento in Aula senza un relatore. Solo a quel punto, quando ormai l’esame si spostava a Montecitorio, la Ragioneria ha sollevato i suoi problemi, e la maggioranza ha opposto una richiesta di riformulazione delle coperture con la motivazione che la Bilancio non è la sede appropriata per modificare il testo -4. Un iter che, per i firmatari, ha impedito qualsiasi confronto sostanziale e ha reso vano anche il tentativo di riaprire i termini per presentare emendamenti correttivi, richiesta poi respinta dall’Aula con uno scarto di ventitré voti -5.

La stessa Elly Schlein, intervenuta nell’assemblea di Montecitorio, ha stigmatizzato l’operato della maggioranza, sottolineando come la scelta di affossare la discussione rappresenti un’occasione mancata per le famiglie italiane. A supporto della necessità della misura, la segretaria dem ha richiamato i dati diffusi dall’Inps, che fotografano un divario ancora profondo: a fronte di 15,4 milioni di giornate di congedo parentale richieste dalle lavoratrici, gli uomini si fermano a quota 2,8 milioni -9. Un divario, questo, che si riverbera inevitabilmente sulle opportunità di lavoro e sulle retribuzioni, come gli stessi numeri dell’istituto di previdenza confermano. La proposta, d’altronde, estendeva i cinque mesi indennizzati al cento per cento non solo ai dipendenti, ma anche ai lavoratori autonomi e alle coppie non sposate, ampliando potenzialmente la platea dei beneficiari in modo significativo -2.

La replica della maggioranza e la questione delle priorità

Dall’altra parte, la relatrice del testo in commissione Lavoro, Marta Schifone di Fratelli d’Italia, ha respinto al mittente le accuse, ribadendo che la famiglia e la natalità restano priorità dell’agenda politica. Il suo ragionamento si è incentrato sulla necessità di responsabilità nei confronti dei conti pubblici: presentare provvedimenti senza una copertura certa e verificabile, ha dichiarato, non significa aiutare le famiglie ma piuttosto fare “propaganda sulla loro pelle” -6. Una linea, questa, che ha trovato coerente applicazione nel voto di ieri, quando la commissione ha di fatto recepito integralmente il parere della Ragioneria, impedendo che la discussione proseguisse.

Nel frattempo, mentre il testo viene archiviato, i dati continuano a raccontare una realtà in cui il peso della cura dei figli grava in maniera sproporzionata sulle spalle delle madri, influenzandone la carriera e i salari. Un meccanismo che il congedo paritario, proprio per la sua natura obbligatoria e non trasferibile, avrebbe l’ambizione di spezzare, imponendo di fatto una condivisione del periodo iniziale di vita del bambino. Un obiettivo, questo, su cui le opposizioni promettono di continuare a battere, forti dell’unità mostrata in questa fase.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.