Congedo paritario bocciato, la proposta per i cinque mesi ai neopapà si arena alla Camera

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’idea di un congedo parentale uguale per madri e padri, quei famosi cinque mesi pagati al cento per cento per entrambi i genitori che avrebbero dovuto rappresentare una svolta per il welfare familiare in Italia, è stata formalmente accantonata. La Commissione Bilancio della Camera, recependo i rilievi tecnici della Ragioneria Generale dello Stato, ha infatti bocciato la proposta di legge numero 2.228, quella che vedeva come prima firmataria la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e che godeva del sostegno compatto di tutte le forze di opposizione -2-3. Il provvedimento, che mirava non solo ad allungare il congedo di paternità portandolo dagli attuali dieci giorni a cinque mesi, ma anche a innalzare al cento per cento la retribuzione per il congedo di maternità, estendendo peraltro queste tutele ai lavoratori autonomi, si è così infranto contro il muro dei costi giudicati insostenibili -3.

I numeri della discordia e il parere della Ragioneria

Secondo quanto emerge dalla relazione tecnica firmata dalla ragioniera generale Daria Perrotta, la copertura finanziaria indicata nel testo sarebbe “inidonea” e il provvedimento, di conseguenza, “non può essere verificato positivamente” -2-7. I calcoli, del resto, parlano chiaro: la stima degli oneri, limitata peraltro ai soli iscritti all’Inps del settore privato e quindi considerata incompleta perché non includeva, ad esempio, le libere professioniste iscritte alle casse di previdenza private, prevedeva un costo di 3,7 miliardi di euro per il solo 2026, con una progressione che avrebbe portato la spesa annua a superare i 4,5 miliardi a partire dal 2035 -3-7. A questi importi, come rilevato dalla Ragioneria, andavano poi aggiunti gli oneri per il personale del settore pubblico, in particolare per il comparto scuola, un dettaglio non trascurabile che avrebbe ulteriormente aggravato il conto -3-7. L’articolo 4 della proposta, quello che individuava le risorse nella rimodulazione o nell’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, i cosiddetti Sad, è stato giudicato un meccanismo “meramente programmatico” e indeterminato, del tutto inadeguato a fronteggiare oneri certi e di natura strutturale -3.

Lo scontro politico sulle coperture

A quel punto, in commissione, la maggioranza ha approvato un parere soppressivo del testo, di fatto impedendo che se ne potesse discutere oltre. Le opposizioni, che avevano chiesto una sospensione o una riapertura dei termini per poter riformulare le coperture alla luce dei nuovi dati, si sono viste chiudere ogni spiraglio -2-7. La capogruppo Pd in commissione Bilancio, Maria Cecilia Guerra, ha parlato senza mezzi termini di un “imbroglio perfetto” messo in atto dalla maggioranza, accusata di aver voluto affossare la legge sfruttando cavilli procedurali senza mai entrare nel merito della questione, forte di un iter che ha visto la relazione tecnica arrivare in ritardo e in una commissione non competente per le modifiche -10. D’altro canto, dalla maggioranza, come spiegato dalla relatrice in commissione Lavoro Marta Schifone di Fratelli d’Italia, si è rivendicata la scelta come un atto di “responsabilità verso la tenuta dei conti pubblici”, respingendo le accuse di propaganda e sottolineando che presentare provvedimenti senza coperture adeguate significa illudere le famiglie -3.

L’appello di Schlein a Meloni e le accuse di ipocrisia

Elly Schlein, intervenuta in Aula e successivamente in conferenza stampa assieme a Giuseppe Conte e agli altri leader dell’opposizione, ha scelto di rivolgersi direttamente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni -2-7. La segretaria dem ha definito “ipocrita” il comportamento del governo, capace, a suo dire, di trovare risorse per opere come il ponte sullo Stretto di Messina o per i centri in Albania, ma non per una misura che avrebbe migliorato la vita di milioni di famiglie, contrastando il divario occupazionale di genere e incentivando una paternità più consapevole e partecipe -3. “Mi chiedo a che cosa serva una premier donna se non si batte per migliorare le condizioni di vita di tutte le altre donne di questo paese”, ha dichiarato Schlein in un passaggio del suo intervento ripreso dalle agenzie -2. Una posizione, quella delle minoranze, che vede nella bocciatura l’ennesimo capitolo di una storia già vista, dopo i tentativi andati a vuoto su salario minimo e settimana corta -2-8.

I costi di una riforma mancata

La proposta di legge, nel suo impianto originario, avrebbe rappresentato una discontinuità rispetto all’attuale sistema. Non solo per la durata del congedo, che sarebbe diventato obbligatorio e non trasferibile per impedire che fossero sempre le madri a farsene carico, ma anche per l’innalzamento dell’indennità di maternità, oggi ferma all’ottanta per cento per molte lavoratrici, e per l’estensione della misura alle partite Iva e alle libere professioniste -2-3. Proprio la platea dei beneficiari, ampliata rispetto alle attuali tutele, contribuiva a far们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们们 lievitare i costi, che secondo le stime della Ragioneria erano peraltro sottostimati nella relazione tecnica iniziale trasmessa dal Ministero del Lavoro, in particolare per la mancata inclusione dei dipendenti pubblici e delle professioni ordinistiche -3-7. Un dettaglio, quest’ultimo, che ha offerto alla maggioranza l’argomento principale per stoppare l’iniziativa legislativa, forte del parere vincolante dell’organo di controllo contabile.

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