La maggioranza stoppa il congedo paritario, la relazione della Ragioneria congela i cinque mesi al cento per cento
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Redazione Interno
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Era lo spazio parlamentare, quello previsto dalle regole per consentire alle minoranze di portare avanti proposte di legge, e invece l’ennesimo tentativo di innovare il welfare familiare si è infranto contro il muro dei numeri. La bocciatura, arrivata in Commissione Bilancio alla Camera, della proposta unitaria delle opposizioni per l’introduzione del congedo parentale paritario – cinque mesi obbligatori per ciascun genitore, retribuiti integralmente e non trasferibili – rappresenta la pietra tombale su un’iniziativa che ambiva a scardinare l’attuale architettura dei congedi, dove i padri devono accontentarsi di soli dieci giorni a fronte dei cinque mesi spettanti alle madri -3 -8.
Il testo, che portava la prima firma della segretaria del Partito democratico Elly Schlein, era stato messo a punto da tutte le forze di opposizione e mirava a un riallineamento delle responsabilità di cura, estendendo l’indennità piena anche alle lavoratrici e ai lavoratori autonomi, un dettaglio non secondario in un Paese dove il divario occupazionale di genere continua a rappresentare una piaga strutturale. Ma è stato il parere tecnico della Ragioneria generale dello Stato a fare da innesco per lo stop: la copertura finanziaria indicata nel provvedimento, che quantificava l’onere in circa tre miliardi di euro annui attingendo a risparmi derivanti dalla rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi, è stata giudicata “inidonea” -1 -6. Una formulazione, quella della copertura, definita “meramente programmatica” dai tecnici del Mef, i quali hanno rilevato come si facesse riferimento alla soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e dettagliati -1.
Secondo le stime della Ragioneria, che ha passato al setaccio la relazione tecnica trasmessa dal ministero del Lavoro, i costi sarebbero peraltro sottostimati. Non includono, questi ultimi, gli oneri relativi alle lavoratrici libere professioniste iscritte alle casse previdenziali private, e mancano elementi di dettaglio sul personale del settore pubblico, in particolare quello del comparto scuola -1 -9. Il parere soppressivo approvato dalla maggioranza in Commissione ha di fatto cancellato tutti gli articoli del provvedimento, impedendo di procedere all'esame degli ordini del giorno e alla votazione finale, e scatenando la reazione delle opposizioni, che hanno parlato di “imbroglio perfetto” -5.
Dall’altra parte, la relatrice in commissione Lavoro, Marta Schifone di Fratelli d’Italia, ha respinto le accuse con una certa nettezza, sottolineando come non si trattasse di una questione politica bensì di responsabilità verso i conti pubblici: presentare proposte senza adeguate coperture, ha argomentato, non significa tutelare le famiglie ma fare propaganda sulla loro pelle -1. E mentre Chiara Braga, capogruppo Pd, ricordava che si tratta del terzo affossamento dopo quelli sul salario minimo e sulla settimana corta, a nulla è valsa la richiesta delle opposizioni di riaprire i termini per presentare nuove soluzioni di copertura o approfondire tecnicamente i rilievi -2 -9.




