Beatrice Baratto lascia il lavoro dopo il no a part-time e smart working
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Beatrice Baratto, 33 anni, ha lasciato il proprio posto di lavoro dopo che la richiesta di maggiore flessibilità al rientro dalla maternità, con part-time e smart working, non è stata accolta dall'azienda calzaturiera trevigiana per cui lavorava. La giovane madre di Valdobbiadene ha raccontato di essersi trovata senza una soluzione per conciliare gli orari professionali con la gestione del figlio, ancora molto piccolo, decidendo infine di presentare le dimissioni.
La richiesta di flessibilità dopo il rientro dalla maternità
Baratto aveva lavorato per sette anni nella stessa azienda prima della nascita del figlio. Al ritorno dalla maternità ha chiesto un incontro con una delle titolari per spiegare le difficoltà organizzative legate alla nuova situazione familiare, sottolineando di non avere più il sostegno della madre, mentre la suocera aveva 79 anni. La proposta prevedeva tre giorni alla settimana con orario continuato di sei ore e due giornate a tempo pieno, un'organizzazione pensata per coordinare gli impegni con il marito e gli orari del nido.
Tra le richieste avanzate c'erano anche due giornate di smart working per poter recuperare il bambino dal nido. Secondo il racconto della trentatreenne, questa possibilità è stata rifiutata dalla titolare, che pure era madre di tre figli. La mancata concessione delle modalità di lavoro richieste ha portato Baratto a valutare impossibile la prosecuzione del rapporto professionale nelle condizioni esistenti.
La denuncia sulla difficoltà di conciliare maternità e carriera
Nella sua testimonianza, Baratto ha criticato una situazione che, a suo giudizio, rende la conciliazione tra lavoro e famiglia un'opportunità riservata a poche realtà invece che una possibilità ordinaria. La giovane madre ha spiegato di non voler rinunciare al ruolo genitoriale per adattarsi a un'organizzazione che non lasciava spazio alle esigenze di un bambino sotto l'anno di età.
La donna ha inoltre raccontato di aver avvertito l'assenza di sostegno da parte dei colleghi e dei sindacati durante il percorso che l'ha portata alle dimissioni. La vicenda è stata raccontata anche da Vanity Fair come una storia legata al rapporto tra maternità, lavoro e difficoltà nel trovare strumenti di equilibrio tra vita privata e attività professionale.
Dopo le dimissioni nasce un progetto aziendale più flessibile
La scelta di lasciare il posto di lavoro ha aperto per Baratto una nuova fase professionale, ma il suo caso si collega anche alla storia di Virginia Scirè, titolare di WearMe, azienda specializzata in fasce e marsupi per il babywearing e in intimo realizzato con fibre naturali. Scirè ha raccontato di aver vissuto una situazione simile dopo la nascita del figlio, quando lavorava per una società finanziaria che aveva deciso di trasferire il personale da Castelfranco a Verona.
Secondo la sua esperienza, chi non accettava il trasferimento non aveva alternative, circostanza che l'ha spinta successivamente a diventare imprenditrice. Nella sua azienda ha scelto un'organizzazione orientata alla flessibilità, con orari adattabili alle esigenze familiari e la chiusura degli uffici alle 16.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
