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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’istituzione di Cleveland, che da decenni catalizza le energie del rock sotto forma di una classifica della memoria, ha svelato i nomi dei nuovi ingressi in occasione di una puntata speciale di “American Idol”. La cerimonia, in programma il 14 novembre al Peacock Theater di Los Angeles, segnerà quindi l’ingresso di ben otto artisti nella categoria “performer”, con un dettaglio statistico che pesa come un macigno nella storia della rassegna: sei di questi provengono dal Regno Unito, stabilendo un record assoluto di presenze britanniche in una singola tornata. Tra loro figurano i mostri sacri del metal come gli Iron Maiden, la sofisticata anima soul di Sade, l’energia punk rock di Billy Idol e la doppia vita musicale del progetto congiunto Joy Division/New Order, senza dimenticare il secondo ingresso per Phil Collins, che aveva già varcato quella soglia nel 2010 come membro dei Genesis.

Il riscatto del Britpop e il caso Oasis

Gli Oasis entrano ufficialmente a far parte di questo Gotha, aggiungendo un capitolo del tutto inedito a una storia iniziata tra le strade di Manchester e capace di attraversare tre decenni senza perdere un grammo di presa sull’immaginario collettivo. La band guidata dai fratelli Liam e Noel Gallagher aveva già lasciato un solco indelebile negli anni Novanta con inni generazionali come “Wonderwall” e “Don’t Look Back in Anger”, brani che hanno fatto il salto dalla radio alle piazze con una naturalezza sorprendente. Il tempismo di questa consacrazione, tuttavia, non è casuale: arriva a valle di una reunion trionfale che ha registrato il tutto esaurito in tournée americane da novantamila posti, come quelle al Rose Bowl di Pasadena, dimostrando che il fenomeno è tutt’altro che fossilizzato in una bolla nostalgica. Nonostante le recenti dichiarazioni al vetriolo di Liam Gallagher, che aveva bollato l’ente come un’accozzaglia di “geriatrici in cappello da cowboy”, il cantante ha poi fatto marcia indietro via social, definendo l’onore come un sogno che aveva fin da quando cantava sotto la doccia da bambino.

Iron Maiden e i grandi assenti del passato

Accanto a loro, la Hall of Fame accoglie finalmente gli Iron Maiden, storici giganti dell’heavy metal britannici che avevano visto sfumare la nomination in due precedenti occasioni e che erano stati a lungo snobbati da un ente forse troppo legato ai canoni tradizionali del rock. Anche in questo caso, il rapporto con l’istituzione americana è stato burrascoso: il cantante Bruce Dickinson non aveva mai nascosto il suo scetticismo, arrivando a definire gli amministratori del museo come un gruppo di “americani santimoniali che non riconoscerebbero il rock’n’roll nemmeno se li colpisse in faccia”. A completare il quadro di questa invasione britannica troviamo Phil Collins, premiato per la sua carriera solista dopo aver dominato le classifiche degli anni Ottanta con un suono che rivoluzionò la tecnica di registrazione della batteria, e Billy Idol, che invece ha accolto la notizia con entusiasmo dichiarando di non aver mai smesso di credere nella forza della scena punk da cui proveniva.

Wu-Tang Clan, Vandross e i generi senza confini

La selezione del 2026 riflette l’apertura sempre più marcata dell’istituzione verso generi e percorsi artistici distanti dalle sonorità chitarristiche classiche. La lista dei prescelti include infatti gli statunitensi Wu-Tang Clan, storica formazione hip hop di Staten Island che ha rivoluzionato il genere con l’album d’esordio “Enter the Wu-Tang (36 Chambers)” del 1993, e il compianto Luther Vandross, leggenda dell’R&B scomparsa nel 2005 la cui influenza è arrivata intatta fino ai giorni nostri, ispirando persino il successo di Kendrick Lamar. Quest’ultimo entra al primo tentativo, un traguardo che sottolinea come il confine tra rock e altre forme di musica popolare sia ormai del tutto evaporato. Tra i grandi esclusi di quest’anno figurano invece nomi altisonanti come Mariah Carey, Lauryn Hill, i Pink e gli INXS, che pure avevano raccolto un discreto sostegno nelle votazioni preliminari ma che dovranno aspettare un’altra occasione.

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