Rock in Roma, l’urlo del rock torna a Capannelle nell’estate 2026 tra Emma, i coreani Ateez e i big internazionali
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nella conferenza stampa di presentazione tenutasi in Campidoglio, in cui la sedicesima edizione di Rock in Roma cambia improvvisamente passo; non è solo la conferma di un ritorno, quello a un’estate di concerti all’aperto, ma la scoperta di una sorpresa che nessuno si aspettava. Mentre i fondatori Maxmiliano Bucci e Sergio Giuliani svelavano il calendario di quella che resta la rassegna musicale più imponente della capitale – forte di diciotto live spalmati tra il 9 giugno e il 18 luglio – l’annuncio degli Ateez ha rotto gli schemi della consueta narrazione festivaliera. La band sudcoreana, fenomeno globale del K-pop che risponde al nome di un acronimo (“A TEEnager Z”) destinato a rappresentare l’universo degli adolescenti, salirà sul palco dell’Ippodromo delle Capannelle l’8 luglio, inserendosi con prepotenza in un mosaico di generi che a Roma si è saputo rinnovare.
La doppia anima della rassegna tra lo storico Ippodromo e la Cavea dell’Auditorium
Dopo stagioni dominate dal rap e dall’urban, la macchina organizzativa ha voluto ripartire dal rock senza però dimenticare la lezione della contaminazione; si spiega così uno slogan visionario come “Lo spazio tra noi smette di esistere”, che diventa il fil rouge di una line up pensata per attraversare decenni e geografie. L’Ippodromo delle Capannelle ospiterà la maggior parte degli headliner: si parte il 9 giugno con i californiani The Offspring, alfieri del punk che hanno traghettato il genere verso il nuovo millennio, seguiti dai Counting Crows (14 giugno) e dai britannici Mumford & Sons (7 luglio), questi ultimi pilastri del folk rock internazionale. C’è poi il pop senza confini dei OneRepublic (12 luglio) e le conferme italiane pesanti come i Negramaro, Caparezza e il ritorno dei Litfiba, mentre alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica – la cornice più intima e acusticamente perfetta – trovano spazio Ben Harper & The Innocent Criminals (29 giugno), gli Europe (7 luglio) e l’attesissimo Marilyn Manson (14 luglio).
Emma headliner donna e l’urlo dei sold out tra Olly e Marilyn Manson
C’è però un dato numerico che restituisce la dimensione del fenomeno: i biglietti già staccati per Olly, in programma il 30 giugno a Capannelle, e per lo show di Marilyn Manson sono andati esauriti in anticipo, certificando la fame di musica dal vivo della capitale. In questo panorama, Emma si ritaglia un ruolo da protagonista assoluta: sarà lei la prima e unica headliner donna di questa edizione 2026, calpestando il palco il 2 luglio con la consapevolezza di aprire la propria estate live proprio nel luogo che, come ha raccontato durante la presentazione, considera casa da sedici anni. La sua non sarà una semplice esibizione; la cantante ha già annunciato una scaletta ricca di momenti condivisi, trasformando il concerto in una festa diffusa grazie agli ospiti – Elisa, Annalisa, Rkomi, Alessandra Amoroso, Tony Effe e lo stesso Olly – che la affiancheranno in una produzione open air studiata appositamente per l’occasione.
La sfida della trasversalità tra cronaca, giudiziari e musica live
La macchina organizzativa, seguita da vicino dall’assessore Alessandro Onorato e dal direttore di Radio2 Giovanni Alibrandi, scommette insomma su una formula che rigetta la monotonia di genere. E mentre la musica accende i riflettori sull’estate romana, l’attenzione resta alta – fuori dal palco – su quelle dinamiche di cronaca che spesso accompagnano i grandi eventi nella città metropolitana: le indagini sulla sicurezza e la gestione dei flussi nei grandi raduni rimangono un capitolo delicato, sebbene la macchina del festival abbia dimostrato negli anni una capacità logistica consolidata. Con diciotto date che vanno dal debutto di The Offspring alla chiusura affidata ai Bluvertigo (18 luglio), Rock in Roma non si limita a essere un contenitore di concerti, ma prova a restituire il polso di una scena musicale che, a dispetto delle mode, cerca ancora l’urlo distorto della chitarra elettrica accanto alla coreografia perfetta del pop globale.




