Djokovic, un passo dalla storia e un brivido dal passato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Novak Djokovic si conferma, anche a Melbourne, una forza inarrestabile della natura tennistica, capace di marciare verso la storia mentre un gesto fugace riporta alla memoria un capitolo buio. Il serbo, infatti, ha centrato un traguardo monumentale – la quattrocentesima vittoria in un torneo dello Slam – superando in tre set l’olandese Botic Van De Zandschulp, ma è stato un attimo di rabbia repressa a monopolizzare l’attenzione dopo l’incontro. Durante la partita, una pallina colpita con furia verso il fondo campo ha infatti rievocato, in maniera quasi spettrale, l’incidente degli US Open 2020, quando un gesto analogo, ma dalle conseguenze ben più gravi, gli costò la squalifica.

Il peso di un gesto e la lezione imparata

Stavolta, per sua stessa ammissione, è andata diversamente. Il fuoriclasse, che non ha nascosto un certo nervosismo durante il match – “mi sono rilassato un po’ troppo” ha spiegato riferendosi alle difficoltà incontrate nel chiudere il secondo set – ha immediatamente mostrato consapevolezza del rischio corso. In conferenza stampa, senza mezzi termini, ha fatto mea culpa per quel colpo sparato “nell’impeto del momento”, scusandosi per aver potuto causare spavento e definendosi “fortunato” per il fatto che non sia accaduto nulla di serio. Una presa di responsabilità netta, che sembra dimostrare come l’esperienza del 2020, sebbene lontana, abbia lasciato un segno profondo nel suo approccio.

Il traguardo dei 400 e la mente già al futuro

Oltre l’episodio, resta la sostanza di una prestazione solida e di un record che pochi, nella storia di questo sport, possono vantare. Raggiungere 400 successi nei Major è un’impresa che parla di longevità, dominio e una dedizione quasi fanatica. Djokovic, tuttavia, non si lascia abbagliare dai numeri, neppure i più gloriosi. Pur definendo “grandioso” chiudere in tre set un match diventato “davvero duro” nel terzo parziale, ha subito smorzato gli entusiasmi, sottolineando come quella sia stata solo “una vittoria importante” e che “ora inizia il vero torneo”. Una mentalità da cacciatore che non si accontenta mai, nemmeno quando la preda è un pezzo di storia.

La fiducia incrollabile e la strada per gli ottavi

La sua sicurezza, del resto, non vacilla. Interrogato sulle sue possibilità contro i più giovani rivali che popolano il circuito, la risposta è stata lapidaria e senza esitazioni: “Credo ancora di poter battere tutti”. Una dichiarazione di intenti che è anche una dichiarazione di guerra per chiunque si trovi sul suo cammino, a cominciare dal prossimo avversario negli ottavi di finale, la diciottesima volta che raggiunge questo traguardo nei giardini di Melbourne Park. Il passato, con i suoi errori, sembra archivato in una lezione appresa; il presente è un record stratosferico; il futuro immediato è una nuova battaglia da combattere, con la stessa fame del primo giorno.

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