Blitz a Viterbo, scoperto arsenale nel covo dei turchi: indagati per armi e legami con la mafia
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Redazione Interno
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Le domande degli investigatori, poste attraverso un interprete, si infrangevano contro un muro di silenzi e risposte evasive, studiate per depistare. «Come siete arrivati a Viterbo? In macchina? Chi vi ha portato?». La replica, secca e identica per entrambi, era «Non lo ricordiamo». I due giovani cittadini turchi, fermati il 3 settembre in un bed and breakfast del centro storico di Viterbo, apparivano addestrati a non collaborare, mostrando persino una certa spavalderia nonostante la gravità della posizione in cui versavano. Erano stati sorpresi, infatti, in possesso di un vero e proprio arsenale: una mitraglietta Skorpion, una pistola semiautomatica e tre caricatori, tutto pronto in una stanza che affacciava direttamente sul percorso del trasporto della Macchina di Santa Rosa, la solenne processione che richiama migliaia di fedeli e curiosi ogni anno.
L’operazione, scattata alla vigilia dell’evento dedicato alla patrona, ha immediatamente innescato timori di natura terroristica, prontamente rientrati dopo le prime e più approfondite verifiche. Dagli accertamenti, infatti, non è emerso alcun elemento concreto che lasciasse supporre l’organizzazione di un attentato contro la folla. Le indagini, di conseguenza, hanno virato verso altre direzioni, concentrandosi sul retroterra criminale dei soggetti coinvolti e sui loro possibili collegamenti.
Proprio seguendo queste piste, nella notte successiva gli agenti hanno effettuato un nuovo blitz, questa volta in un bed and breakfast di Montefiascone, dove hanno identificato altri cinque connazionali dei due arrestati, tutti ora al vaglio della polizia. L’attenzione degli investigatori si è appuntata, in particolare, su possibili connessioni con la malavita organizzata di origine turca, un fenomeno noto per il traffico internazionale di armi. Non è escluso che il fascicolo venga trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia di Roma per l’ipotesi di associazione a delinquere, con particolare riferimento ai presunti legami con il boss Baris Boyun.




