Due turchi arrestati a Viterbo con un arsenale, giallo sul silenzio davanti al pm
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Redazione Interno
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Due uomini di nazionalità turca, che erano stati tratti in arresto nel pomeriggio di mercoledì 3 settembre a Viterbo, hanno mantenuto un assoluto silenzio durante il loro primo interrogatorio dinanzi al magistrato. La loro reticenza, che non ha contribuito a chiarire le intenzioni che li avevano spinti in prossimità dei luoghi della festa di Santa Rosa, arriva dopo un blitz della Digos scattato all’interno di un bed and breakfast situato a ridosso del sagrato della basilica, proprio lungo il percorso finale del trasporto della Macchina.
L’operazione, partita in seguito a una segnalazione recepita dalle forze dell’ordine intorno alle 14, ha portato al ritrovamento di un consistente arsenale, composto da armi e munizioni, in possesso dei due individui. Una scoperta che ha immediatamente innalzato il livello di allerta, considerando il contesto affollatissimo in cui avveniva: alla manifestazione, infatti, erano presenti circa quarantamila fedeli, oltre a diverse autorità istituzionali come il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna e il deputato Mauro Rotelli.
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, assieme al prefetto e al sindaco di Viterbo, è stato ringraziato pubblicamente per la gestione dell’emergenza dal collega degli Esteri, Antonio Tajani, il quale ha sottolineato la gravità del rischio scongiurato. “La nostra intelligence e le forze dell’ordine riescono sempre a prevenire rischi gravi” ha dichiarato Tajani, aggiungendo che gli arrestati “erano armati fino ai denti” e che la situazione è stata abilmente controllata “senza creare il panico” tra la folla.




