Il giorno dei droni tra Estonia, Lettonia e Russia: sconfinamenti e nuovi attacchi nel Baltico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È bastato l’arco di una notte, tra il 24 e il 25 marzo, per ridisegnare la mappa delle tensioni che gravitano attorno al conflitto russo-ucraino, proiettando l’instabilità ben oltre i confini dei due Paesi in guerra. Un velivolo senza pilota, rintracciato dalle autorità estoni come proveniente dal territorio della Federazione Russa, ha violato lo spazio aereo di Tallinn per schiantarsi, fortunatamente senza causare vittime, contro la ciminiera della centrale elettrica di Auvere. L’impianto, situato nella contea di Ida-Viru a pochi chilometri dal confine, ha subito danni limitati alla struttura, ma l’episodio rappresenta un’inquietante escalation diretta verso le infrastrutture critiche di un membro della Nato.

La scia di detriti baltici e l’ombra lunga dei droni

Poche ore più tardi, a gettare ulteriore benzina sul fuoco di una regione già in stato di massima allerta, è stato il secondo episodio registrato in Lettonia. Anche in questo caso, le Forze di difesa lettoni hanno confermato il ritrovamento di un drone esploso; un secondo velivolo, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe precipitato senza provocare feriti. La dinamica, sebbene ancora oggetto di accertamenti da parte dei servizi di sicurezza interni dei due Paesi baltici, ha subito acceso i riflettori sulla natura ibrida delle minacce: mentre un primo rapporto suggeriva la matrice russa per l’incidente in Estonia, per quello lettone si ipotizza invece la provenienza ucraina, un dettaglio che complica ulteriormente il quadro delle responsabilità e delle possibili reazioni.

Il contraccolpo su Odessa e la risposta ucraina nel profondo nord

Mentre il fianco orientale dell’Alleanza registrava queste violazioni, la pressione militare si intensificava anche sul fronte meridionale ucraino. Un raid notturno di droni russi ha preso di mira Odessa, danneggiando un edificio residenziale in un attacco che rientra in una strategia più ampia di logoramento delle reti energetiche e civili. Le forze di Kiev, dal canto loro, non hanno atteso a lungo per replicare con una delle operazioni più ampie mai condotte in profondità. Quasi mille droni sono stati lanciati dalle forze ucraine verso il nord-ovest della Russia, una risposta massiccia agli intensi bombardamenti che nelle precedenti ventiquattr’ore avevano scosso l’ovest dell’Ucraina. In quelle stesse ore, il centro storico di Leopoli era stato colpito con un bilancio di otto vittime civili, segnando un’escalation nella capacità russa di raggiungere obiettivi simbolici e densamente popolati.

Il porto di Ust-Luga e la guerra logistica nel Baltico

La controffensiva ucraina non si è limitata alla sola supremazia numerica nel cielo. L’attenzione si è spostata con precisione chirurgica sugli snodi energetici che alimentano la macchina bellica russa. Nella notte, il porto di Ust-Luga, situato nel Golfo di Finlandia nella regione di Leningrado, è stato nuovamente preso di mira. L’hub marittimo, strategico per l’esportazione di petrolio con una capacità che sfiora i 700mila barili al giorno, oltre a gestire flussi di carbone e fertilizzanti, rappresenta un obiettivo di primaria importanza per chiunque voglia interferire con le catene di approvvigionamento energetico russe. La vicinanza geografica di questo scalo al confine con l’Estonia rende questi attacchi particolarmente delicati per la sicurezza regionale, trasformando il Mar Baltico in un teatro operativo dove le linee di faglia tra attacco, difesa e rischio di incidente diplomatico appaiono sempre più labili.

Il cantiere di Vyborg e il ruolo della Guardia di Frontiera

A completare il quadro delle operazioni ucraine in territorio russo c’è stata la rivendicazione, da parte dello Stato Maggiore delle Forze Armate di Kiev, dell’attacco a una nave ormeggiata presso il cantiere navale di Vyborg. Situato a nord di San Pietroburgo, dunque in prossimità del confine con la Finlandia, il sito è stato oggetto di un raid che ha danneggiato un’imbarcazione la cui identità oscilla tra due possibili rompighiaccio: il *Purga* o il *Dzerzhinsky*. Entrambi i natanti appartengono al Progetto 23550, una classe di unità progettate specificamente per operare in condizioni di ghiaccio estremo e destinate al servizio della Guardia di Frontiera russa dell’Fsb, l’erede più diretta del Kgb sovietico. La diffusione di una fotografia dell’imbarcazione colpita, da parte dei militari ucraini, rappresenta una mossa comunicativa tanto precisa quanto spregiudicata, volta a dimostrare la capacità di attingere a obiettivi navali situati a centinaia di chilometri dalla linea del fronte.

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