Vecchioni ricorda Vessicchio: «Quell'abbraccio che mi incrinò una costola dopo Sanremo»
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Redazione Interno
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La notizia della scomparsa di Beppe Vessicchio, stroncato da una polmonite interstiziale, ha riportato alla memoria, con la forza di un'emozione improvvisa, alcuni dei momenti più luminosi della musica italiana, quelli che, per chi li ha vissuti, restano indelebili. Roberto Vecchioni, visibilmente commosso, ha rievocato la vittoria al Festival di Sanremo del 2011, una delle più sorprendenti della recente storia della kermesse, che lo vide prevalere, in un serratissimo fotofinish al televoto, sui favoritissimi Modà in coppia con Emma. Quella vittoria, che giunse dopo una sola, lontana partecipazione del cantautore nel 1973, fu resa possibile dalla persuasione dell'amico fraterno Gianni Morandi, al suo esordio come conduttore della manifestazione; un dettaglio, questo, che aggiunge un ulteriore strato di significato a un trionfo già di per sé carico di pathos.
Un ricordo scolpito nel Corpo e nell'anima
«Quando vincemmo a Sanremo», ha raccontato Vecchioni, concentrando in poche parole tutto il turbinio di quei momenti, «mi abbracciò così forte che mi incrinò una costola». Quel gesto d'impulso, di pura e incontrollata gioia, è diventato, oggi, la metafora più potente di un legame professionale e umano che la morte ha interrotto, lasciando un vuoto che va ben al di là del semplice ricordo. «Ora», ha proseguito l'artista, «è come se fosse sparita la musica, la mia e la sua»; una dichiarazione che, nella sua essenzialità, racchiude il senso di una collaborazione simbiotica, dove le note dell'uno non avrebbero potuto prescindere dall'arrangiamento dell'altro, in una fusione perfetta di intenti e sensibilità.
Le voci di un'eredità e il cordoglio di Fabio Fazio
Nel coro di voci che si sono levate per rendere omaggio al maestro napoletano, è intervenuto anche il direttore d'orchestra teramano Enrico Melozzi, il quale ha definito l'aver condiviso con Vessicchio il podio di Sanremo come uno dei momenti più belli della propria carriera. A qualcuno, in queste ore di lutto, è parso naturale indicare proprio Melozzi come l'erede ideale di quel modo di intendere la direzione d'orchestra; un'etichetta che, tuttavia, il direttore abruzzese ha prontamente rifiutato, precisando attraverso un post su Facebook che la parola "eredità" non gli appartiene e che, nel regno dell'arte, non possono esistere veri e propri eredi. Nel frattempo, anche Fabio Fazio ha voluto unire la sua voce al cordoglio generale, affidando a "Repubblica" il ricordo dell'ultimo, mai realizzato, contatto con Vessicchio, il quale, nonostante un fastidioso attacco di tosse, avrebbe dovuto essere suo ospite a “Che tempo che fa”. «L’ho salutato come sempre: ti aspettiamo Peppe», ha rivelato il conduttore, sottolineando la normalità di un appuntamento che il destino ha voluto cancellare.
Una carriera che ha segnato un'epoca
La popolarità di Vessicchio, del resto, era cresciuta enormemente proprio grazie alle sue numerose apparizioni al Festival di Sanremo, diventando per il grande pubblico un volto familiare e un punto di riferimento indiscusso. La sua attività, che lo ha visto impegnato su numerosi palcoscenici, è stata costellata di esperienze significative; tra queste, spicca la direzione d'orchestra al Teatro Nuovo di Salsomaggiore nel 2018, un evento che, come molti altri, contribuì a consolidare la sua immagine di musicista eclettico e profondamente appassionato. Il mondo della musica, nel suo complesso, piange dunque la scomparsa di una figura che, con il suo talento e la sua umanità, ha saputo lasciare un'impronta profonda nel panorama artistico nazionale, un maestro la cui assenza si fa sentire in modo palpabile in chi, come Vecchioni, con lui aveva condiviso una delle notti più intense della vita.




