Transizione 5.0 prosciuga i fondi, ora anche Industria 4.0 è a secco

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Redazione Economia Redazione Economia   -   In poche settimane, la corsa agli incentivi del piano Transizione 5.0 ha bruciato le risorse disponibili, costringendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a dichiararne l'esaurimento e a sospendere le nuove prenotazioni. Questo blocco improvviso, che ha spiazzato un gran numero di aziende, discende principalmente dalla drastica riduzione del plafond complessivo, portato da 6,3 a 2,5 miliardi di euro, nell'ambito della revisione del PNRR concordata con la Commissione europea. Un provvedimento, quello ministeriale del 6 novembre, che ha suscitato allarme tra gli operatori del settore, i quali vedono sfumare opportunità di investimento cruciali.

L’esaurimento dei fondi per Transizione 5.0 ha innescato una reazione a catena, travolgendo anche il precedente piano, noto come Industria o Transizione 4.0. Dopo la chiusura delle prenotazioni per il credito d'imposta più recente, infatti, le imprese si sono riversate massicciamente sulla misura precedente, causandone il collasso in tempi brevissimi. Il contatore del Gestore dei servizi energetici, raggiungendo il tetto massimo alle 17 di martedì 11 novembre, ha di fatto sancito l'esaurimento anche di queste risorse, che ammontavano a 2,2 miliardi di euro di fondi nazionali per l'anno in corso.

Sebbene entrambi gli strumenti siano concepiti per sostenere l'innovazione, esistono differenze sostanziali tra i due programmi. Il piano Transizione 4.0, alimentato da risorse nazionali, si basa su incentivi finalizzati agli investimenti per l’acquisto o il leasing di beni strumentali funzionali a processi di innovazione digitale. Transizione 5.0, che invece attinge ai fondi europei del PNRR, rappresenta un'evoluzione del precedente, prevedendo, oltre agli obiettivi di digitalizzazione, anche il conseguimento di precisi traguardi di risparmio energetico attraverso i progetti di innovazione presentati dalle aziende.

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