Alberto Stasi porta in tribunale la criminologa Anna Vagli per un articolo del 2022 sul caso Garlasco
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Redazione Interno
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Alberto Stasi, la cui condanna per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco nell'agosto 2007 ha attraversato diversi gradi di giudizio, ha deciso di intentare una causa per diffamazione contro la criminologa e opinionista televisiva Anna Vagli. L'azione legale, che si concretizza in una querela, trae origine da un pezzo pubblicato dalla professionista nel maggio 2022 su una testata online, il cui Titolo non lasciava spazio a interpretazioni, affermando la colpevolezza di Stasi "al di là di ogni ragionevole dubbio". Una presa di posizione netta, quella della Vagli, che si è spinta anche a formulare un'ipotesi sul movente, rivelatasi poi infondata nelle aule giudiziarie. La vicenda, benché trascorsi molti anni dalla tragica notte in cui la giovane perse la vita, dimostra come certi fatti di cronaca nera, specialmente quando le inchieste si protraggono e i processi si moltiplicano, continuino a generare dibattiti e conseguenze legali collaterali.
L'ipotesi del movente smentita in tribunale
Nel suo articolo, Anna Vagli, originaria di Forte dei Marmi, aveva infatti sostenuto che l'assassinio di Chiara Poggi potesse essere scaturito dalla scoperta, da parte della ragazza, di materiale pedopornografico nel computer del fidanzato. Una tesi, questa, che ha trovato una smentita ufficiale e documentata durante lo svolgimento del processo per l'omicidio. In sede dibattimentale, come emerso dalle carte e dalle testimonianze, fu accertato che sul personal computer di Stasi fossero presenti contenuti a sfondo sessuale, ma che questi riguardavano esclusivamente persone maggiorenni. La distinzione, di non poco conto sul piano giuridico e fattuale, rende l'ipotesi avanzata pubblicamente dalla criminologa priva del riscontro che i giudici, invece, hanno ritenuto determinante per escludere quel specifico movente. La querela presentata da Stasi punta dunque a contestare, oltre alla ferma affermazione di colpevolezza, proprio la diffusione di quel particolare sospetto, poi rivelatosi inconsistente.
La criminologa nel mirino anche della satira web
La figura di Anna Vagli, trentaseienne che recentemente ha anche preso il posto di Roberta Bruzzone nella trasmissione "Ore 14" su Rai 2, condotta da Milo Infante, si è ritrovata al centro di un acceso dibattito pubblico che va oltre la querela. La criminologa è stata infatti oggetto di critiche feroci da parte di Francesca Bugamelli, nota in rete con lo pseudonimo di Bugalalla, youtuber specializzata in contenuti crime. La content creator, senza mezzi termini, ha accusato la Vagli di possedere una preparazione insufficiente per ricoprire il ruolo di esperta in televisione, alimentando una polemica che si è sommata alla notizia della causa legale. Uno scontro che, partito dalle pesanti accuse di Bugalalla, ha finito per riverberarsi sul palinsesto e sulle scelte editoriali della rete pubblica, mostrando quanto sia sottile, a volte, il confine tra l'analisi forense e lo spettacolo televisivo.
Il processo per diffamazione slitta a marzo
La macchina della giustizia, intanto, si è messa in moto sul fronte della diffamazione. L'udienza preliminare del procedimento penale a carico di Anna Vagli, inizialmente calendarizzata, è stata rinviata al mese di marzo. Questo rinvio offre alle parti, accusatore e difesa, un ulteriore lasso di tempo per preparare le proprie tesi dinanzi al giudice. La querela di Alberto Stasi si configura come un tentativo di reagire a quanto da lui percepito come un attacco alla propria reputazione, perpetrato attraverso i media e le dichiarazioni di un'esperta. Un fatto, quest'ultimo, che pone interrogativi non banali sulle responsabilità di chi commenta casi giudiziari ancora aperti o, come in questo scenario, già definiti da una sentenza di condanna, ma sempre soggetti a un rigoroso scrutinio circa le modalità con cui se ne parla in pubblico.




