Canzonissima, tra pagelle e water cooler: Arisa si libera, Moro fa centro e i Jalisse guardano Sanremo col binocolo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La terza puntata di “Canzonissima”, in onda sabato 4 aprile su Raiuno, ha provato a delineare una fisionomia più definita per un carrozzone che, lo ricordiamo, è nato dalle ceneri del ko tecnico rimediato all’esordio contro “Amici” di Maria De Filippi. Sotto la regia di Milly Carlucci, che ormai non teme più il confronto diretto con la corazzata di Canale 5 – almeno stando ai dati del debutto, dove il distacco si era rivelato contenuto -5 – il varietà storico prova a rialzarsi ancorandosi al tema della “svolta”. Ogni artista, nel corso della serata, ha dovuto mettere in scena il brano che ha rappresentato il grimaldello per scardinare la propria privacy, trasformando il palco in una seduta di “cartella clinica” cantata.

Voti alti e bassi: l’ex zerbina e il caso Gassmann

Tra i momenti più intensi della serata spicca la performance di Arisa, che ha letteralmente spazzato via il suo passato da “zerbino” – come recitano le pagelle – conquistando un meritato 8. La cantante ha portato “Sincerità”, raccontando il periodo buio in cui, nonostante la vittoria sanremese, si sentiva triste e circondata da falsi interessi. Una metamorfosi, la sua, che è sembrata liberare l’artista dalle catene di un’immagine patinata. Di segno opposto, invece, la prova di Leo Gassmann: tra una gaffe e l’altra, la sua esibizione non ha convinto, inchiodandosi su voti bassi che ne hanno sottolineato la fragilità artistica in un contesto così competitivo.

Eppure, a dominare la scena in termini di appeal popolare è stato Fabrizio Moro. Lui, che con “Pensa” ha vinto la prima puntata insieme a “Il mio canto libero”, ha bissato il successo ricevendo un 9 pieno da parte della critica. La sua rabbia, quella che lo ha contraddistinto negli anni, sembra trovare una valvola di sfogo perfetta in questo format, dove la parola d’ordine è l’autenticità. Non è andata altrettanto bene per i mitici Jalisse, che si sono guadagnati un 4 al vetriolo: la loro esibizione è stata descritta come una “serata Sanremo col binocolo”, quasi a voler rimarcare la distanza siderale tra le loro ambizioni e la resa sul palco, nonostante la simpatia che li contraddistingue.

Elettra maestra di twerk e l’acqua calda di Milly

Se c’è una candidata a rubare la scena – e non solo per le doti vocali – quella è senza dubbio Elettra Lamborghini. La sua “Musica (e il resto scompare)” ha scatenato il finimondo in studio, tanto da trasformare la giuria in un corso di twerk improvvisato. È accaduto, infatti, che la Lamborghini, dopo essersi esibita, abbia letteralmente costretto Caterina Balivo, Simona Izzo e Francesca Fialdini ad alzarsi e a seguirne i movimenti, con un commento della Balivo che ne ha sottolineato l’esplosività. Per questa prova di carisma e rottura degli schemi, l’artista si è aggiudicata un altro 8, diventando di fatto il motore comico e provocatorio della macchina “Canzonissima”.

E Milly Carlucci? La conduttrice, ormai reduce da anni di “Ballando con le stelle”, sembra aver importato il suo DNA nel nuovo contesto, mischiando le acque tra competizione musicale e confessionali intimi. La sua regia è stata definita come l’ “acqua calda” portata ai concorrenti: un gesto rassicurante, forse fin troppo. Perché se da un lato la Carlucci si destreggia con la sua proverbiale professionalità – riuscendo a tenere in piedi un mostro a tre teste che ha le pretese di “Ora o mai più” e il retrogusto di una serata cover di Sanremo – dall’altro lo spettatore avverte la mancanza di mordente. Il rischio, concretizzato in questa terza serata, è che il meccanismo narrativo della “svolta” diventi ripetitivo, con gli artisti che sfilano come in una passerella di ricordi già visti.

Il filo conduttore della “svolta” e le note stonate

Il tema della serata, come anticipato, era “La canzone simbolo – La svolta”. Un concetto che ha permesso al pubblico di rivedere Enrico Ruggeri con il suo “Mistero” (il brano con cui vinse Sanremo nel lontano 1993) o Fausto Leali, sempre al top nonostante il tempo, con “A chi”. Tuttavia, a pesare come un macigno sul giudizio finale è stata la sensazione di una macchina che non decolla mai. Le pagelle parlano chiaro: mentre Elio e le Storie Tese hanno strappato applausi a scena aperta, Vittorio Grigolo ha collezionato uno sbadiglio da 3, sprofondando nell’irrilevanza di una serata che fatica a trovare un suo equilibrio tra intrattenimento leggero e approfondimento musicale.

In definitiva, questo terzo sabato di “passione” ha restituito l’immagine di una Rai che prova a giocare la carta della nostalgia senza però osare fino in fondo. Se Arisa si è liberata, Moro ha centrato il bersaglio e la Lamborghini ha fatto scuola di twerk, rimane l’amaro in bocca per un’occasione sprecata: quella di trasformare un revival in un prodotto moderno. La sfida con “Amici” è ancora apertissima, ma per vincere non basteranno i ricordi, servirà molto più coraggio.

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