Crypto in affanno dopo il no al Clarity Act, Cardano e Hyperliquid sotto pressione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Senato degli Stati Uniti ha affondato il Clarity Act, il disegno di legge che avrebbe dovuto dare un quadro normativo federale al mercato degli asset digitali. La mozione procedurale si è fermata a 49 voti favorevoli e 50 contrari, dieci in meno rispetto alla soglia dei 60 necessari per superare l'ostruzionismo. A determinare il risultato è stata la convergenza tra tutti i democratici e quattro senatori repubblicani, Jerry Moran, Susan Collins, Josh Hawley e Thom Tillis, che hanno votato contro il provvedimento sostenuto dalla Casa Bianca.

Un rinvio più che uno stop definitivo

Per James Butterfill, Head of Research di CoinShares, il mancato avanzamento del Clarity Act rappresenta senza dubbio una battuta d'arresto per il settore degli asset digitali negli Stati Uniti, ma sembra trattarsi più di un ulteriore rinvio che di uno stop definitivo. Per i mercati, l'impatto della notizia appare nel complesso contenuto, pur rappresentando un elemento negativo. Il Clarity Act potrebbe infatti garantire al settore ciò che attende da anni: un quadro normativo federale più chiaro e coerente, con una definizione più precisa delle regole che disciplinano il mercato.

Il peso delle questioni etiche

Il testo, oltre 600 pagine, puntava a ripartire la supervisione tra la Commodity Futures Trading Commission e la Securities and Exchange Commission, sottraendo le criptovalute a un regime frammentato fatto di azioni di vigilanza e contenziosi. I negoziatori repubblicani avevano introdotto restrizioni etiche per affrontare le obiezioni democratiche sui potenziali conflitti di interesse di funzionari pubblici coinvolti in iniziative crypto, ma le modifiche non hanno convinto gli oppositori.

La senatrice Elizabeth Warren ha definito le criptovalute un pericolo per la stabilità finanziaria degli Stati Uniti, mentre Thom Tillis ha cambiato il proprio voto da sì a no con una mossa procedurale che gli consente di riportare la misura in aula in un secondo momento.

Bitcoin sotto i 76.000 dollari

La reazione sui mercati è stata immediata. Bitcoin è sceso sotto quota 76.000 dollari, con un calo di quasi il 4% nelle 24 ore successive al voto, il ribasso giornaliero più consistente da giugno. Ether ha perso il 2,7% scivolando a 2.407 dollari, mentre XRP ha ceduto quasi il 7 per cento. Il token HYPE di Hyperliquid, che avrebbe beneficiato della legge secondo diversi osservatori, ha perso circa il 4% portandosi sotto gli 80 dollari.

Cardano costruisce minimi crescenti

Sul fronte tecnico, Cardano si muove all'interno di un canale ascendente che da fine luglio ha visto il prezzo costruire una leg rialzista fatta di minimi crescenti. La prima accelerazione era arrivata a fine luglio, seguita dalla contrazione di metà agosto. È poi partita la spinta rialzista, con una candela settimanale da +30% e un massimo a 0,2584 USDT. Da qui è scattata una nuova contrazione, con il prezzo fermatosi sul supporto degli 0,1885 USDT.

Il token si mantiene al di sopra delle medie esponenziali a 50 e 100 giorni, che stanno incrociandosi in un pattern di mini golden cross, mentre l'offerta di stablecoin sulla rete ha raggiunto un nuovo massimo storico a 68,2 milioni di dollari.

Hyperliquid frena dopo il rally

Hyperliquid, il token dell'exchange decentralizzato, aveva corso fino a superare gli 89 dollari nella seduta precedente, prima di ripiegare. Il quadro tecnico segnala un momento di stanchezza: l'indice di forza relativa si attesta intorno a 64, in calo dalla zona di ipercomprato, mentre il MACD è sceso marginalmente sotto la linea di segnale. Gli afflussi negli ETF dedicati al token sono rimasti positivi per la quinta settimana consecutiva, con 12,27 milioni di dollari incassati, ma in netto rallentamento rispetto ai 56,86 milioni della settimana precedente.

Istituzioni come UBS, Bank of Montreal e Jane Street detengono esposizione a HYPE, secondo quanto riportato dall'analista di Bloomberg ETF James Seyffart.

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