Valeria Marini e il sesso senza filtri: «Mi masturbo ogni giorno, lo squirting? Solo una volta»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Nel panorama mediatico italiano, dove il pudore lessicale rappresenta spesso un argine invalicabile, Valeria Marini ha scelto la via opposta, quella di una narrazione intima priva di qualsivoglia censura. Ospite della prima puntata del format “Privé by MOW ed Escort Advisor”, la showgirl ha letteralmente spiazzato il pubblico (e probabilmente anche il conduttore Moreno Pisto) mettendo in fila, con la consueta franchezza che ne caratterizza le apparizioni pubbliche, una serie di rivelazioni sulla propria vita sessuale che spaziano dalle abitudini quotidiane alle fantasie più recondite. Non c’è stato argomento, insomma, che l’attrice abbia evitato: dalla gerarchia delle posizioni preferite fino al ricorso sistematico alla masturbazione, Marini ha descritto il proprio rapporto con il piacere come un bisogno fisiologico, quasi una valvola di sfogo necessaria a gestire un flusso di pensieri giudicato eccessivo. «Mi masturbo tutti i giorni», ha dichiarato senza esitazione, «ho bisogno di staccare la spina perché penso troppo». Una confessione, quest’ultima, che restituisce l’immagine di una donna la quale utilizza l’autoerotismo non soltanto come ricerca del piacere fine a sé stesso, ma come strumento terapeutico per quietare una mente costantemente in agitazione.
Le tre posizioni preferite e il “succhia clitoride”
L’elenco delle preferenze, nel racconto di Marini, si è fatto via via più dettagliato fino a comprendere una classifica inedita delle posizioni sessuali. «La terza è lo smorzacandela, la seconda a pecora e al primo posto io sopra, ma di spalle», ha rivelato, offrendo un quadro piuttosto nitido delle proprie inclinazioni. Non sono mancati, nel corso della stessa intervista, riferimenti puntuali agli oggetti del desiderio tecnologicamente assistiti: il sex toy prediletto, ha spiegato, è quello che lei stessa definisce «succhia clitoride», un dispositivo la cui funzione, come intuibile dal nome, si concentra sulla stimolazione esterna. E a proposito di fenomeni fisiologici spesso al centro di dibattiti più o meno pseudoscientifici, la showgirl ha ammesso di aver sperimentato lo squirting una volta soltanto, senza però aggiungere ulteriori dettagli su quella che, a tutti gli effetti, è stata un’eccezione nella sua personale casistica.
La preferenza per i partner maschili e il ricordo di Berlusconi
Interrogata sul tema del sesso di gruppo, Marini ha operato una distinzione netta, chiarendo senza mezzi termini quale sia la combinazione a suo avviso più appagante. «Sesso a tre? Meglio con due uomini che con due donne», ha sentenziato, per poi aggiungere – con riferimento a esperienze omosessuali – di averlo fatto con due uomini, definendo l’esperienza «bellissima». La conversazione, nella sua ampia durata, ha toccato tuttavia anche altri lidi, deviando talvolta verso la politica e il cinema. Valeria ha rievocato, ad esempio, la figura di Silvio Berlusconi, descrivendolo come un «artista» capace di conquistare chiunque lo circondasse; ha parlato di un incontro mancato con Tinto Brass («Gli dissi di no per “Così fan tutte”») e di un aneddoto riguardante Federico Fellini, il quale – dopo aver osservato una sua fotografia sulla copertina di una rivista – avrebbe scritto, riferendosi al suo lato B, una frase rimasta celebre: «Ho deciso: io abito qui!».
La prima volta a quattordici anni con un uomo di trenta
Forse l’episodio più delicato emerso dal racconto di Marini riguarda l’esordio della sua vita sentimentale. La showgirl ha rievocato la prima relazione importante, quella vissuta a soli quattordici anni con un uomo che ne aveva trenta: un divario generazionale notevole che lei, con la consapevolezza dell’età adulta, non ha però voluto etichettare come negativo. «Ero molto innamorata e tra noi c’era grande passione», ha dichiarato, descrivendo quel legame come un vortice emotivo dal quale si sentiva «rapita». Un racconto, questo, che non ha ricevuto da parte sua alcuna contestualizzazione critica o morale, ma che è stato semplicemente consegnato al pubblico come frammento autobiografico, crudo e privo di pentimenti. L’intera intervista, del resto, si è mossa su questo registro: una confessione senza rete, dove il, i desideri e le memorie più intime si mescolano a citazioni colte e ricordi politici, restituendo il ritratto di una donna abituata a considerare la propria sessualità come una dimensione quotidiana, da vivere – e da raccontare – senza più alcun bisogno di alibi o di pudore.




